MA COME FA D’AMICO...?

 

Nel Dicembre ’95,  quando nacque il Coordinamento nell’Assemblea a S. Carlo ai Catinari, predissi che se non avessimo tenuto a bada le Confederazioni differenziandoci sul piano organizzativo ed operativo, quanto prima il nostro movimento di base sarebbe stato lentamente ma inesorabilmente metabolizzato dalle logiche di potere, comuni sia ai politici dell’Amministrazione che ai vertici delle cosiddette “Organizzazioni dei Commercianti e degli Artigiani”.

Misi, anche, in guardia gli amici del Coordinamento nei confronti di chi fin d’allora appariva operare per il “Re di Prussia”.

Oggi preferirei, credetemi, poter dire di essermi sbagliato; i fatti, purtroppo, mi danno ragione.

Qualcuno ricorderà che fin da gennaio avevo anticipato che la “linea del Piave” su cui l’Amministrazione si sarebbe trincerata sarebbe stata la concessione della riduzione di una sola mezz’ora - al massimo un’ora - della Fascia Blu pomeridiana e la modifica della chiusura notturna del Venerdì e del Sabato per alleviare lo stato di crisi in cui versavano e versano i pubblici Esercizi.

Nel corso dell’incontro del 16 Febbraio con Tocci credetti, come un allocco, alla sincerità delle richieste avanzate dal Presidente Confcommercio (...nelle more della realizzazione delle modifiche, riportare SUBITO l ‘orario della Fascia Blu dalle 7 alle 11 e dalle 15 alle 17...) e, mio malgrado, dovetti in quella sede riconoscere la coerenza con cui Alfonsi, il Segretario Confesercenti, difendeva tesi contrarie a quelle sostenute dal Coordinamento e dalla Confcommereio.

Sempre in quell’occasione D’Amico presentò, anche, un fascicoletto intitolato “Il Commercio e la Disciplina del Traffico in Europa”, che evidenziava la tragicomica peculiarità romana della Fascia non esistendo, in tutta Europa, una simile aberrazione; nell’opuscolo veniva, inoltre, riportato un sondaggio che attestava come, su 1981 operatori interpellati, ben 1942 fossero contrari al mantenimento della Fascia Blu. Ad appena 19 giorni di distanza, nella riunione tenuta ieri nella sala rossa, non solo il Coordinamento Centro è stato discriminato non essendo stato invitato ma - secondo i resoconti di stampa e quanto riferitomi da due partecipanti alla riunione - si sarebbe raggiunto un armistizio le cui clausole, per quanto concernono la Fascia, prevedono la riduzione della medesima di appena mezz’ora o, al massimo, di un’ora al giorno e la “modifica” della chiusura serale del Venerdì e del Sabato “in favore dei pubblici esercizi”; esattamente quanto fin dall’inizio l’Amministrazione aveva deciso di concedere!

Prendo atto dell’abilita dimostrata da Alfonsi che, con una sola mossa, vede riconosciute come giuste le sue tesi, le “impone” (mai imposizione - scommetto - fu più bene accetta) al Sindaco Rutelli ed al Vice Sindaco Tocci e può, legittimamente, far dire al Vice Presidente Di Castro che “Tutto sommato la Confesercenti ha il merito di avere sbloccato la situazione“. A questo punto debbo - sia pure di malavoglia - battere le mani!

Ma come fa D’ Amico “che era sceso in campo lancia in resta” (frase riportata ampiamente su tutta la stampa quotidiana) a dimenticare che 1942 su 1981 interpellati (campione “completo” dal punto di vista statistico; Piepoli docet) gli hanno detto che la Fascia Blu è proprio da buttar via?

Resta il fatto che da tutta questa storia noi del Coordinamento ne usciamo con le ossa rotte e finiranno di rompercele sia Tocci che le Confederazioni se non capiremo, una buona volta, che le trattative, contrariamente a come certi nostri “perbenisti cronici” si affannano a sostenere condotte stando a rimorchio dei professionisti dell’inciucio portano solo alla sconfitta, per giunta vergognosa.

 

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