LE MANI SULLA CITTA’

 

La storia che ci accingiamo a narrarvi inizia nel 1984, un anno prima della fine della giunta rossa guidata dai Sindaco Vetere.

Il Muro non era crollato ed i Comunisti si chiamavano ancora così.

Alcuni di loro, i più duri e puri, cominciarono a chiedersi come incidere nel tessuto economico della capitale che appariva di difficile irreggimentazione perché facente capo ad una miriade di imprenditori usi più a pensare liberamente che a credere ed obbedire al verbo marxileninista.

Poiché non si potevano chiudere d’imperio le aziende, si pensò di soffocarle privandole del flusso di ossigeno che la libera circolazione dei cittadini e clienti rappresentava per esse.

C’era da superare l’ostacolo non piccolo costituito dall’art. 16 della Costituzione che così recita:

Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salve le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o sicurezza.

Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche.

Ogni cittadino è libero di uscire dal territorio della Repubblica e di rientrarvi, salvi gli obblighi di legge.

In un battibaleno fu trovata un’Associazione, sedicente ambientalista, che si prestò a scatenare una campagna terroristica gridando ai quattro venti che i poveri abitanti del Centro, specie i pargoli, stavano per cadere preda, causa l’inquinamento da traffico privato, di una impressionante serie di malanni andanti dall’asma alla tubercolosi senza escludere il carcinoma polmonare.

Qualche Pretore d’Assalto, figura tipica di quegli anni e progenitore dei magistrati di Tangentopoli, incominciò ad inviare avvisi di garanzia a destra e a manca contribuendo così a creare il mito di un’incombente emergenza sanitaria.

Il gioco era fatto! Scattava la motivazione della difesa della salute pubblica e sulla garanzia costituzionale alla libertà di circolazione dei cittadini ci si poteva fare una croce.

Nell’87 la Sindacatura Signorello, per uno di quegli scambi di favori con l’Opposizione in cui i democristiani eccellevano, varò la chiusura del Centro Storico con l’adozione della famigerata Fascia Blu.

Passarono gli anni e nel ‘93, tornati al potere i Comunisti - questa volta mimetizzati dietro un guazzabuglio di sigle (Cosa Due, PDS, DS) - trovata già pronta la FASCIA, iniziarono a stringerla attorno al collo delle aziende cittadine.

Il resto è cronaca di oggi!

Il Piano Traffico, intriso com’è di dirigismo, è un’ulteriore tappa sulla strada della limitazione di accesso al mercato delle piccole e medie aziende. Ci sono uomini in questa giunta che, coerenti con le idee assorbite in gioventù nelle loro frequentazioni di cellule di partito e di parrocchie di borgata o per essersi formati nella scuola di osservanza moscovita alle Frattocchie, sono sinceramente convinti che impedire la libera iniziativa economica - fonte di profitto per l’odiosa e odiata borghesia - sia atto meritorio sia sotto l’aspetto ideologico che religioso.

Sono gli stessi che stanno stendendo le loro mani sulla città trovando complicità, come sempre, nei grandi gruppi economici che, quando sentono parlare di limitazione alla concorrenza, entrano in fregoIa.

Roma è una città cavia!

Una certa sinistra sta tentando e sperimentando nell’Urbe un modello economico che, in  assenza di reazione delle forze liberali e liberiste, porterà alla collettivizzazione, di fatto, dell’economia cittadina prima e di quella nazionale poi.

 

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