CI CONSENTA, CAVALIERE...

 

Come un misirizzi rispunta la candidatura di Veltroni al Comune di Roma. La continua, innaturale, professione di buonismo che da sempre caratterizza l'uomo ce lo fa apparire un po' viscido e parecchio insincero.

Riteniamo, inoltre, che insediare il Segretario di un Partito oberato di debiti alla testa di una struttura, come il Comune di Roma, che annualmente macina migliaia di miliardi in commesse ed appalti non sia proprio il massimo della saggezza; come dicono a Napoli, meglio sarebbe scansare l'occasione!

Altrettanto perplessi ci lascia il proposito del Polo di contrapporre la candidatura di D'Antoni.

Non crediamo che una lista infarcita di ex democristiani (magari con in cima il nome dell'immarcescibile Andreotti) entusiasmi i Romani; siamo anzi convinti che li spingerÓ a disertare le urne facendo lievitare, ancora una volta, il giÓ ragguardevole numero degli astenuti.

Dopo sette anni di RUTELLISMO (e Toccismo) i Quiriti sono ansiosi di eleggere un Sindaco che sia romano, che sappia gestire - risanandola anche ferro ignique - la scassatissima macchina amministrativa del Comune e delle municipalizzate (queste ultime anche se "privatizzate" continuano a NON funzionare) e che, soprattutto, potendo vantare un curriculum imprenditoriale di prim'ordine, possieda l'autorevolezza ed il prestigio necessari per rintuzzare l'assalto alla diligenza comunale che, da sempre, palazzinari, baroni della rotaia, pseudo imprenditori e faccendieri sferrano.

Oltre a possedere i requisiti di cui sopra, il futuro Sindaco dovrebbe essere conscio che governare Roma, oltre a rappresentare un indubbio onere, costituisce un onore talmente grande da poter essere considerato degno suggello di una vita di per sÚ giÓ ricca di successi.

Ci consenta, Cavaliere, di suggerirle un nome: CESARE ROMITI.

 

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