CUI PRODEST?

 

I quotidiani del 25 Aprile, giorno in cui ricorre l’anniversario della fine del “regime” che in Mussolini vide il principale comprimario, recano quasi tutti, in prima pagina ed a caratteri di scatola, titoli annuncianti il “ritorno” delle BR (per esteso Brigate Rosse).

La notizia, facendo seguito alla berlusconiana denuncia della montante violenza di parte, a prima vista, sembrerebbe suscettibile di portare acqua elettorale al Polo.

Se ciò fosse si tratterebbe, comunque, di un insignificante rivoletto, considerato il vantaggio di quasi nove punti percentuali di scarto che i più accreditati sondaggi ormai attribuiscono alla Casa delle libertà.

La “urlata” rinascita del terrorismo - i cui padri rimangono ancora oggi ignoti mentre con sospetta sicurezza se ne attribuisce la certa maternità a fantomatici “servizi deviati” – può ingenerare di nuovo quel clima di emergenza nazionale che venticinque anni fa spinse ad un abbraccio, rivelatosi poi mortale per la prima, la Democrazia Cristiana ed il PCI.

Come non ipotizzare, quindi, che in previsione di una temuta quanto rovinosa sconfitta elettorale alcune tra le più fertili e lucide menti del “Botteghino” non stiano già pensando a sfruttare quanto va accadendo al fine di rilanciare la “necessità suprema” di una UNIONE DEMOCRATICA contro il TERRORISMO?

Questa “necessità” che, ad elezioni fatte e perse, ogni anima bella a sinistra e NON solo a sinistra si affannerebbe, a gran voce, ad evidenziare dovrebbe indurre il COLLE a caldeggiare la costituzione di un GOVERNO DI SOLIDARIETA’ NAZIONALE che, costringendo il POLO ad un innaturale abbraccio con gli avversari appena sconfitti, neutralizzerebbe la vittoria della Casa delle libertà.

In questo scenario non ci rassicura il coincidente ritorno alla politica attiva del senatore Andreotti che della “solidarietà nazionale” prima maniera fu uno dei principali attori.

Di una cosa siamo, comunque, certi; se per una volta ancora gli italiani vedranno il risultato elettorale vanificato dalle mene dei “professionisti della politica” sarà difficile se non impossibile chiedere loro di continuare a credere nella democraticità del SISTEMA.

 

 

HOME PAGE