Roma, 9 Giugno 2008

 

SE NON CREDETE A NOI…

 

 

         … date almeno ascolto ad Angelo Panebianco e ad Innocenzo Cipolletta che, dalle pagine di Magazine Corriere della Sera il primo e dal Sole 24 Ore il secondo, fanno il punto sulle ZTL ed i posteggi a pagamento altrimenti noti come “strisce blu”.

 

Editoriale di Angelo Panebianco, Magazine Corriere della Sera, 5 Giugno 2008

 

Se è gratis non va bene

 

Le riforme che i politici definiscono “a costo zero” sono una truffa. Esistono invece riforme con costi occulti, per cui non si impegnano subito denari pubblici ma li si accolla ad altri soggetti: provocano guai e sono, per lo più, pessime

 

Conoscete l'espressione "riforma a costo zero"? E’ usata spesso dal politico per magnificare un certo provvedimento. Quel politico in­tende dire che, oltre a tante altre virtù, il provvedimento in questione ha anche quella di non costare nulla. È un'e­spressione truffaldina. Non esistono riforme a costo ze­ro. Esistono invece riforme con costi palesi e riforme con costi occulti. Le prime sono quelle i cui costi vengono effettivamente calcolati e corrispondenti somme di de­naro vengono stanziate. Le seconde sono quelle per cui non si impegnano subito denari pubblici ma i cui costi vengono accollati ai malcapitati soggetti investiti dai provvedimenti di riforma. Le riforme a costo oc­culto provocano guai a non fini­re. Sono, per lo più, pessime riforme.

Faccio due esempi. La riforma universitaria del "tre più due" (il passaggio dalla laurea unica alla somma di laurea triennale e di laurea specialistica) fu, ufficial­mente, una riforma a costo zero. In realtà, i suoi costi iniziali (in termini di tempo che i docenti e gli organi accademici dovettero dedicare all'attuazione della rifor­ma, di effetti di disorganizzazione che sempre accom­pagnano i cambiamenti organizzativi eccetera) vennero scaricati interamente sulle università. Ci furono poi i co­sti di più lungo periodo: soprattutto, un drammatico ab­bassamento della qualità, una corsa a distribuire lauree triennali anche a gente impreparata. Per forza oggi ci si laurea in minor tempo rispetto a prima, come dicono quelli che si ostinano a lodare quel provvedimento. La riforma puntava sulla quantità di laureati, non sulla qualità. Grazie al maggior lassismo che la riforma ha incoraggiato oggi si laurea molta più gente ma, media­mente, meno preparata di prima. Chi calcolerà i costi con­nessi all'immissione sul mercato del lavoro di laureati po­co preparati?

Secondo esempio. Nella città in cui vivo è stata attuata un'altra riforma "a costo zero": la pedonalizzazione di un segmento del cen­tro cittadino. Niente di strano, direte voi. In tante città certe zone del centro vengono chiuse al traffico. Già, ma la differenza fra una pedonaliz­zazione buona e una cattiva ri­guarda precisamente i costi. Una buona pedonalizzazione richie­de alti costi palesi. Obbliga a una lunga e costosissima prepa­razione. Richiede la costruzione di tanti parcheggi, richiede che sia attiva e funzionante una me­tropolitana eccetera. Insomma, necessita di un grande investi­mento. Se invece si pedonalizza e basta, si scaricano tutti i costi sui cittadini, dagli anziani che hanno difficoltà a raggiungere la zona pedonalizzata, al com­mercio, cinematografi che vedo­no ridursi drasticamente la clien­tela. Nel caso specifico, poi, ci so­no anche i possibili costi con­nessi al rischio-sicurezza: la zona del centro storico pe­donalizzata è da sempre, da una certa ora in poi, il para­diso degli spacciatori, una zona degradata.

Alla larga dalle riforme a costo zero. Il loro si­gnificato è questo: io, politico o ammini­stratore, mi fregio del titolo di riformato­re e di risparmiatore del denaro pubblico mentre i costi della riforma li accollo a coloro che hanno la disgrazia di cascarci dentro.

 

 

Innocenzo Cipolletta, Il Sole 24 Ore, 7 Giugno 2008

 

Roma, quel parcheggio gratis è solo un'illusione

 

Il diritto al parcheggio gratui­to dell'auto nelle nostre città è l'ultima invenzione di un si­stema che rifiuta di fare i conti con la realtà. La vicenda delle "strisce blu" (ossia i posti di parcheggio a pagamento) vieta­te a Roma dal Tar del Lazio su richiesta degli automobilisti, che sostengono di avere diritto comunque alla disponibilità di posti gratuiti per parcheggiare l'auto nelle vicinanze, appare grottesco ma purtroppo è la realtà del nostro paese.

Il parcheggio dell'auto in una città è un costo rilevante per tutta la collettività e non de­ve essere addossato a tutti i cit­tadini, ma solo a quelli che ne usufruiscono. Lo spazio nelle città è un bene raro e la sua occupazione genera enormi disa­gi e ingorghi di traffico, in parti­colare per quanti ricorrono ai mezzi pubblici di trasporto che vengono penalizzati dop­piamente. Per questo è giusto limitare molto i parcheggi, spe­cie nelle zone centrali delle cit­tà, in modo da favorire lo scorri­mento e l'uso dei mezzi pubbli­ci. La via più seguita fuori dell'Italia è quella di mettere una tariffa oraria per i posti di parcheggio e limitare a poche ore (una o due) la sosta.

Ciò consente di parcheggiare a chi deve re­carsi per brevi momenti in specifiche zone della città, mentre chi deve restare più a lungo è bene che usi i mezzi pubblici. Questi ultimi, se le strade non sono ingombrate da auto par­cheggiate in prima e in seconda fila, risultano essere più spediti e più frequenti, con soddisfa­zione per tutti e con costi di esercizio più bas­si. Ecco perché l'uso dello spazio pubblico de­ve essere limitato e reso caro, onde evitare che chi ha un'automobile si senta anche in di­ritto ad avere gratuitamente un posto dove parcheggiarla.

Per la città di Roma, ma è lo stesso nelle al­tre, si era deciso di mettere molti parcheggi a pagamento (strisce blu) consentendo comun­que a ogni famiglia il diritto all'esenzione al pagamento della sosta per ben due auto di pro­prietà nel quartiere di residenza. Questa solu­zione non era ottimale. Come già scritto in un precedente articolo («Il Sole 24 Ore» del 25 febbraio 2007) questo diritto generava molti inconvenienti, in particolare nelle zone cen­trali della città, dove i residenti sono soliti ab­bandonare le auto in sosta gratuita per tutti i giorni lavorativi, appropriandosi di fatto dello spazio pubblico e muovendosi a piedi (o con i mezzi pubblici) per non rischiare di perdere il prezioso posto conquistato. Il fenomeno del­le auto in sosta in seconda fila è da ascrivere in larga misura a questa pratica, dato che le auto dei residenti si riconoscono facilmente e altri automobilisti parcheggiano in seconda fila con la quasi certezza che l'auto parcheggiata in prima fila non verrà spostata. E’ così che la sede stradale di città come Roma si riduce con­siderevolmente, obbligando auto private e mezzi pubblici a difficili slalom che rallenta­no il traffico, provocano incidenti e rendono inefficiente il sistema dei trasporti urbani.

Malgrado questo enorme vantaggio, che rende la città poco praticabile, alcuni residen­ti di un quartiere di Roma hanno fatto ricorso al Tar che puntualmente ha dato loro ragione e ha abolito il sistema delle soste a pagamento nella città di Roma. Sicuramente il Tar ha ra­gione "in punta di diritto". Ma qui si tratta di rendere vivibili le nostre città. La necessità di rivedere il sistema delle strisce blu può esse­re l'occasione per riconsiderare tutta la mate­ria della viabilità urbana e dare alle soste delle auto un assetto giuridico più idoneo al corret­to funzionamento delle nostre città e all'inte­resse collettivo, contro gli egoismi individua­li. Se si parte dal principio che la sosta delle auto è un costo per la collettività che deve es­sere sostenuto da chi ne beneficia, allora si può mettere a tariffa il parcheggio delle auto graduando eventualmente il costo (per tarif­fa e per durata) a seconda della zona (più o meno centrale) fino a comprendere anche un parcheggio gratuito e di durata illimitata, ma solo nelle zone dove esso non genera proble­mi e dove più numerosi sono i residenti (peri­ferie dove siano disponibili aree di parcheg­gio). Per i residenti non bisogna dare parcheg­gi gratuiti nelle zone a pagamento, ma si pos­sono prevedere tariffe minori e formule di ab­bonamento per consentire parcheggi di più lunga durata in quelle zone residenziali ove il traffico è più agevole.

Gli incassi dei parcheggi non dovrebbero costituire fonte di finanziamento indiscrimi­nato per l'amministrazione locale, ma dovreb­bero essere riservati per migliorare il sistema dei trasporti collettivi e per costruire nuovi parcheggi pubblici a pagamento. Va da sé che alcune categorie di disabili andranno favori­te, ma queste eccezioni andrebbero ben cali­brate e continuamente sorvegliate onde evita­re abusi o un uso distorto delle stesse. Se la sen­tenza del Tar del Lazio verrà usata per rivisita­re tutto il sistema delle soste, essa potrà aiuta­re a risolvere i problemi delle nostre città. Se invece essa verrà presa per favorire demago­gicamente il partito dell'uso gratuito dello spa­zio pubblico, avremo città invivibili e ammini­strazioni locali in affanno dietro i problemi del traffico urbano.

 

         Osiamo sperare che l’Assessore Marchi sia tra i nostri lettori; la Sua azione di governo potrebbe trarre ispirazione da quanto affermato da Panebianco e Cipolletta che non sono proprio degli “ultimi arrivati”.

         Da parte nostra auspichiamo che in futuro il VII Dipartimento avverta la necessità di ascoltare – prima di decidere – chi come noi da più di vent’anni si occupa della materia.

         Rimaniamo, comunque, dell’avviso che le ZTL abbiano fatto il loro tempo e che il problema vada affrontato in chiave di revisione della mobilità generale della città.

         Un ottimo strumento sarebbe l’eco pass come attuato a Milano che non crea odiose discriminazioni tra i cittadini e non trasforma il centro cittadino in una città proibita ove risiedono i “Bonzi” di regime.

         Discorso altro va fatto sui posteggi a pagamento e sul piano posteggi urbani che debbono trovare soluzione in un quadro di provvedimenti il cui effetto non sia quello di lottizzare il suolo pubblico cittadino in favore dei soli residenti. Se uno ha casa in centro, mettiamo in via della Vite, questo fatto di per se stesso non dovrebbe dargli diritto al posteggio semigratuito dell’auto a scapito di quanti nell’area lavorano o come cittadini vogliano esercitare il loro sacrosanto diritto di accedervi.

         La materia è scabrosa, ma va affrontata. Da parte nostra siamo pronti ad arrecare il nostro contributo purché qualcuno ci voglia come interlocutori.

 

                                                                                                                    IL PRESIDENTE

 

 

 

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