Roma, 18 Luglio 2008

 

 

Riceviamo dall’amico Federico Giannini la nota che alleghiamo.

Pur condividendone l’impostazione di fondo, avvertiamo la necessità di distinguere tra i “Radical Chic” e quanti tra i residenti “veri” lamentavano e lamentano disagi a cui, tra l’altro, la Giunta Alemanno sta ponendo rimedio nel modo – a nostro avviso – giusto.

Da sempre auspichiamo unità tra quanti hanno a cuore realmente la vivibilità del Centro Storico e, pertanto, ancora una volta rimaniamo colpiti dalla faziosità di coloro che, neo Presidente Corsetti in testa, non vogliono darsi pace del crollo di un modo di amministrare basato sul principio “Divide et Impera”  

 

                                                                                                      IL PRESIDENTE

 

 

 

 

 

 

 

LA FINE DEI SALOTTI DI SINISTRA E DELL’ASSOCIAZIONISMO DI PARTTO NEL CUORE DI ROMA

 

Vita dura per i radical chic del centro storico di Roma. Si consolano, stringendosi a corte dal Presidente Orlando Corsetti, ultimo difensore di un micro cosmo che sta scomparendo : i “salottini” borghesi di una sinistra decaduta che faceva dell’associazionismo di quartiere un antidoto alla noia del dolce far niente.

Per anni sono stati abituati a chiedere ed ad ottenere. L’Iter era sempre lo stesso: lettera aperta al quotidiano di fiducia (puntualmente pubblicata!), immediata risposta a mezzo stampa del ex Presidente del I municipio Giuseppe Lobefaro e immancabile delibera della Giunta “W”eltroni.

Così, ad esempio, fu per la ZTL ad orario unificato, che anticipava di due ore il blocco delle autovetture passando dalle 23 alle 21.

La memoria di giunta presentata il 12 Settembre 2007 dall’allora maggioranza, diventò in pochi giorni delibera (3 Ottobre) e fu resa esecutiva il 26 Ottobre 2007. Il tutto per accontentare alcune prescelte “consulte” di residenti del centro storico, in previsione della nascita del Partito Democratico (14 Ottobre 2007).

Alla vecchia amministrazione poco interessava che i display elettronici, che avrebbero dovuto segnalare la corretta funzionalità dei varchi, fossero rotti, che la cartellonistica riportasse ancora i vecchi orari, che non era stato previsto alcun piano per incrementare i mezzi pubblici notturni dal VII dipartimento. Grazie a queste gravi negligenze i cittadini Romani, sono entrarti a pieno titolo nella Top Five dei più multati d’Italia. Solo alcuni mesi dopo si pensò a dei potenziamenti, purtroppo non accompagnati da un discorso fondamentale sulla sicurezza dei passeggeri. Ancora oggi, durante i week-end, la linea A chiude alle 22; molti dei parcheggi limitrofi al centro non effettuano un “servizio di scambio”, non sono aperti h24 e hanno un costo elevato.

Il tutto per tutelare una piccola casta di residenti che avrebbe voluto trasformare il centro di Roma in un museo senza anima, in una “Olgiata” per pochi eletti.

Le ultime dichiarazioni del Sindaco Alemanno, in linea con quelle dell’Assessore al Commercio Davide Bordoni hanno dato il colpo di grazia ai “salottini” e alle loro ambizioni di creare uno spazio di proprio dominio. Infatti, le sue parole suonano chiare:

 

“CHI RISIEDE NEL CENTRO STORICO NON NE è IL PROPRIETARIO, PERCHè IL CENTRO è DI TUTTI

 

La reazione delle “associazioni” a rappresentatività di pianerottolo, nate tra via dei Giubbonari e via delle Botteghe Oscure non si faranno attendere. Tra le loro fila, oltre a Consiglieri Municipali, Principesse e “passionarie” nullafacenti, si nasconde una lobby che ha paura di perdere i propri privilegi e di confrontarsi con una realtà popolare.

Questi ricchi camuffati da intellettuali di sinistra che abitano in case da 12000 € a mq che per anni sono passati da una terrazza ad un divano, da un lettino a Capalbio ad un salottino in centro storico dovranno mutare le loro abitudini. I vecchi stereotipi della sinistra attenta alle esigenze della periferia sono arrivati al capolinea. La mancanza di idee e il graduale allontanamento dalla gente comune ne ha provocato la fine.

Dopo anni di incontrastato dominio sul centro storico si sta dando spazio alla concertazione tra le categorie di commercianti, i comitati di quartiere e a tutti coloro che per vari motivi “vivono” il cuore della città pur non potendo permettersi il lusso di abitarci.

Finalmente sta venendo alla luce quella radicale incompatibilità tra gli interessi reali di pochi e il bene pubblico, del quale dovrebbero essere destinatari tutti i cittadini senza differenziazione di professione o di appartenenza ai vari quartieri.

 

 

 

 

 

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