Roma, 03/11/09

 

Questione di legalità e Regolamento Unico

 

L’esigenza della redazione in un Regolamento Unico delle norme che concernono l’esercizio dell’attività di somministrazione di alimenti e bevande, origina dalla necessità – divenuta imprescindibile dopo l’emanazione del D.L. 223/06, trasformato con legge 284/06 – di adeguare le medesime alle disposizioni recate dalla legge regionale 21/06 e relativo regolamento d’attuazione.

Occorre innanzitutto precisare che il surrichiamato Decreto Legge ha originato sul piano giurisdizionale una sentenza ed una decisione, la 430/07 Corte Costituzionale e la 2808/09 del Consiglio di Stato e, sul piano amministrativo, la circolare interpretativa 07/06/07 dell’Autorità antitrust che hanno vulnerato – di fatto caducandolo – l’art. 13 della legge regionale 21/06 che riconosce al Comune di Roma una deroga agli indirizzi regionali.

Di conseguenza viene meno per l’amministrazione capitolina la facoltà – nella bozza di Regolamento elaborata dall’VIII Dipartimento pienamente ed altrettanto temerariamente esercitata – di vietare l’installazione di nuovi esercizi di somministrazione in zone di pregio architettonico o di valore storico artistico o in ambiti ritenuti già saturi sotto il profilo dell’offerta di servizi della somministrazione.

Ciò premesso va preso atto che il Decreto Legge 223/06 – noto come decreto Bersani – ha per la prima volta introdotto nel nostro ordinamento una chiara definizione della libertà di concorrenza i cui principi indefettibili sono:

       a) divieto di misure regolatorie che incidano, DIRETTAMENTE OD INDIRETTAMENTE, sull’equilibrio tra domanda ed offerta che deve, invece, determinarsi in base alle SOLE regole di mercato;

        b) divieto di criteri limitativi di ordine quantitativo in tema di nuovi esercizi commerciali che si pongano in contrasto frontale con la lettura che dell’art.3 del DL 223/06 ha fatto la Corte Costituzionale;

        c) nulla efficacia delle prescrizioni regionali non più compatibili con il DL n. 223/06 e contestuale OBBLIGO di adeguamento normativo da parte delle Regioni e degli altri ENTI LOCALI a partire dal 1° Gennaio 2007;

        d) ammissibilità di interventi limitativi solo nel caso siano collegabili e finalizzati alla tutela di valori costituzionali di rango equivalente al principio di libera iniziativa economica tenendo ben presente che tra tali valori non può assolutamente farsi rientrare la salvaguardia di una quota di mercato in favore degli esercizi esistentila tutela di beni culturali e/o monumentali ove l’integrità dei medesimi non sia concretamente e direttamente minacciata.

Stando così le cose la predisposizione di “criteri qualitativi” strumentalmente elaborati per eludere – con solare evidenza – il divieto di contingentamento numerico e/o il principio di pari opportunità, non può essere fatta passare sotto silenzio.

A tal fine valga citare il “criterio qualitativo” del parcheggio privato, riportato nella surrichiamata bozza di regolamento redatta dall’VIII Dipartimento, chiaramente pretestuoso perché di realizzazione pressoché impossibile in un contesto edilizio ed urbano come quello della Città Storica, al quale purtuttavia si assegna un valore determinante – ben 50 punti - indispensabile per il raggiungimento del quoziente necessario per l’insediamento nelle zone A e B.

L’insieme di queste considerazioni spinge a considerare l’opportunità della redazione di un Regolamento Unico che, a sommesso avviso di chi scrive, contribuirebbe a risolvere definitivamente:

         1) L’intasamento degli uffici generato dall’ingolfamento di pratiche il cui disbrigo è, ad oggi, soggetto a procedure e norme spesso in contrasto tra loro.

         2) Le problematiche dell’utenza imprenditoriale la cui operatività, per la prima volta, verrebbe disciplinata, in modo snello, da norme largamente auto applicative e soprattutto certe.

       3) La serie senza fine di ricorsi al TAR per norme chiaramente illegittime che, per essere tali, fanno si che il Tribunale in questione diventi, di fatto, il titolare supplente dell’attività di rilascio dei titoli autorizzatori.

Inoltre, per l’autoapplicabilità delle norme, verrebbe meno la necessità di tenere in vita male assortite commissioni dai cui lavori non sempre sono scaturiti ineccepibili pareri; l’onere dell’iter procedurale e della relativa decisione verrebbe lasciato intero agli uffici competenti e, di conseguenza, l’individuazione di eventuali responsabilità – sotto ogni profilo oltre quello amministrativo – sarebbe, a differenza di quanto oggi avviene, certa ed immediata.

 

IL COORDINATORE PROVINCIALE

GUIDO CAMPOPIANO

 

 

 

 

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