Roma, 12/08/2010

 

CIUFFO BIONDO

 

Nell’ultima comunicazione da noi diramata, accennavamo agli avvenimenti, invero allarmanti, che stanno interessando il Centro Carni.

Puntuale arriva la conferma ai nostri timori; a riprova di ciò vi sottoponiamo il testo di una lettera, indirizzata all’Assessore Bordoni, fattaci pervenire dall’Unione Operatori Centro Carni Roma:

 

 

Bentrovato Assessore Bordoni,

 

Abbiamo riconosciuto la sua firma posta in calce sull’atto che condanna a morte il Centro Carni di Roma, ed il nostro pensiero è subito volato a quando ci siamo lasciati sulle barricate sotto il Marco Aurelio, quando il suo ciuffo biondo garriva al vento  della rivoluzione che scatenammo insieme contro le truppe Veltroniane, sorprese mentre spingevano il Centro Carni nelle sabbie mobili dei bilanci di Risorse per Roma.

Che momenti, Davide Bordoni, Alessandro Cochi, Sergio Marchi, Marco Visconti, i liberatori di Roma dal giogo sinistroide, che cavalcavano al nostro fianco come i quattro cavalieri dell’apocalisse, indicandoci la via della vittoria.

Mal ce ne incolse perché  nella foga della battaglia quando alto levammo il grido “il Centro Carni non si tocca”, non ci accorgemmo che Voi aggiungeste  “…per ora”.

Il Centro Carni era salvo. Brindammo nell’urna al vostro successo, una festa alla quale partecipammo senza capire che al vostro desco  non saremmo stati commensali ma pietanze.

Ci foste accanto per salvare il Centro Carni solo in attesa che arrivasse il vostro turno. Le delibere sul Centro Carni della precedente Giunta differivano dalle vostre per un solo particolare: era cambiata la firma del Sindaco.

Pazienza. Eccoci di nuovo sulle barricate, noi per salvare un patrimonio della città, le nostre attività ed il lavoro di quanti operano nel settore, voi, per infiorettare Roma di tante belle costruzioni, perché non credo che nell’area del Centro Carni sorgerà una bocciofila, una biblioteca o un giardino per l’infanzia, paraventi classici che ingentiliscono tutti i depistaggi che nascondono le più spietate operazioni immobiliari all’ombra dei sette colli.    

Leggo nelle dichiarazioni che ha rilasciato  a “La Repubblica” che il Centro Carni costava all’Amministrazione un milione di euro l’anno, e per questo siete intervenuti per chiuderlo.

Suppongo che per l’AMA richiederete un intervento della NATO.

Certo un milioncino risparmiato fa comodo  specie adesso che la famiglia capitolina si è allargata e i falegnami dovranno lavorare sodo per preparare nuovi scranni. Però un conto non mi torna.

Se per costruire un nuovo  Centro Carni avete messo in preventivo di spendere 30 milioni, conto da rivedere per come lievitano spesso certe operazioni, non era meglio, con questi soldi, mantenere questo nostro bel Centro Carni per altri 30 anni? Anche perché  il Centro Carni attuale può assolvere la sua funzione ancora per molti decenni, anche in previsione di un raddoppio della popolazione , mentre con 30 milioni realizzerete si e no un bilocale con bagno, cucina e un posto auto, all’aperto. Se poi vogliamo entrare nei conti dello stabilimento, quanto prima la Corte dei Conti, appunto,  potrebbe chiedervi di giustificare per quale motivo dal bilancio del Centro Carni mancano 3.456.000,00  euro annui di introiti non percepiti in quanto, per liberare lo stabilimento, vi siete pervicacemente opposti, per anni,  all’ingresso degli operatori che richiedevano gli spazi liberi e disponibili all’interno del Centro Carni che giacciono tutt’oggi inutilizzati ed infruttuosi. 

Sto parlando di 16.000 metri quadrati di plateatico mercatale disponibili nell’edificio n. 7 e nell’edificio 8/B che moltiplicati per 216,00 euro/metro quadrato annuo, tariffa corrente oggi applicata agli spazi mercatali,  danno un introito per l’Amministrazione di 3.456.000,00 euro annui che, non solo controbilancerebbero quel milione di passivo da Lei lamentato a mezzo stampa, ma produrrebbero un attivo per la rimanente somma di circa 2.500.000,00 euro l’anno, conferendo al Centro Carni la palma dell’unica struttura del Comune di Roma capace di produrre un attivo.

Quando poi la Corte dei Conti dovesse scoprire che questa operazione di desertificazione dell’area del Centro Carni va avanti da esattamente nove anni, con un danno erariale pari a 31.107.000,00 euro, è molto probabile che l’indagine partendo da Viale Mazzini possa percorrere le poche centinaia di metri che la separano da  Piazzale Clodio.

Sempre a mezzo stampa, Lei ci parla di un progetto di massima di un nuovo Centro Carni che verrebbe realizzato nel Comune di Guidonia, i cui lavori potrebbero partire entro 24 mesi.

Per pudore, non si sbilancia con una dichiarazione che preveda anche il tempo necessario ad ultimare detti lavori:  un ipotesi di 5 anni per chiudere il cantiere gronda di ottimismo.

Ora, se dovranno trascorrere anni prima che gli operatori possano deliziarsi  dei vagiti del nuovo nato Centro CAR..ni, esimio Assessore, vorrebbe spiegarci come camperanno le aziende dei macellatori che, di fatto, espulse dallo stabilimento dovranno dismettere la propria attività oppure continuarla ma ancora non si  sa, né  dove nè come. 

La firma da Lei apposta per chiudere il Mattatoio del Centro Carni di Roma è una condanna a morte per molti operatori e toccherà nel vivo anche le tasche dei consumatori romani  che, a seguito di questa decisione, dovranno digerire un rincaro dei prodotti carnei.

Al Comune di Roma, negli ultimi anni, al suo posto abbiamo avuto diversi Assessori, alcuni valenti ed altri Valentini.  Lei è riuscito a farceli rimpiangere.

 

Unione Operatori Centro Carni Roma

Il Presidente

Alessandro Piroli

 

Strano come la stampa quotidiana, sempre attentissima in cronaca cittadina alle vicende che coinvolgono “tavolino selvaggio” o la “movida” - i cui eccessi, noi per primi, non abbiamo mai negato e non ci siamo astenuti dal condannare – sia poi sorda e muta quando si verificano situazioni come quella del Centro Carni che odorano di speculazione miliardaria e che potrebbero sfociare in un autentico malaffare.

Di malaffari come quello, tanto per fare un esempio, della Centrale del Latte sarebbe meglio denunciare l’esistenza alla pubblica opinione PRIMA che arrivino a compimento piuttosto che occuparsene poi quando, divenuti casi giudiziari, non si può proprio fare a meno di scriverne.

Lungi da noi l’intenzione di impancarci a moralisti ma, se una volta tanto, i direttori dei quotidiani cittadini - dimenticando i loro azionisti di riferimento - usassero le proprie redazioni per fare vera informazione ed una conseguente incisiva azione di denuncia se ne gioverebbero sia la loro credibilità sia la difesa degli interessi dei lettori in quanto cittadini romani.

 

IL PRESIDENTE

GUIDO CAMPOPIANO

 

 

 

 

 

HOME PAGE