Roma, 21/12/2011

 

Quali “Regole”?

 

     E’ da anni che all’interno del I° Municipio il tavolino – come la secchia rapita – è diventato oggetto di ridicola disputa distogliendo, sia detto per inciso, l’attenzione da problemi ben più seri.

     In questa guerra – che rischia di rendere al confronto quella di Troia un episodio momentaneo – tutti fanno un gran parlare di “Regole”.

Ne invoca l’applicazione, riempiendosene la bocca, il Presidente Corsetti con in sottofondo il coro da Armata Rossa di quanti vorrebbero le strade del Centro tali e quali ai giardini d’arcadia.

Parla di “Regole” pure l’Assessore Bordoni, se non altro per definire quelle comunali attuali superate e di difficile applicazione.

     Il primo è arrivato, con un coup de théatre destinato ad allocchire gli allocchi, a rassegnare le proprie (beninteso non irrevocabili) dimissioni .

Il secondo, pur avendo a disposizione l’organico di un intero assessorato si guarda bene dal proporre – non dispiaciuto del conflitto in atto tra Municipio di sinistra e pubblici esercizi – l’adozione di una nuova normativa.

     Ambedue, questa volta di comune accordo, tacciono su un punto; l’uso del tavolino, che lo si voglia o no, è disciplinato – perfettamente oseremmo dire – dalla legge regionale 21/06 e dal relativo regolamento di attuazione.

     Tale legge ha vanificato l’attuale normativa comunale che NON può più essere applicata se non a rischio di mettere in atto un comportamento illegittimo perché contrario all’ordinamento.

A dire il vero, a nostro sommesso avviso, sia l’atteggiamento del Presidente Corsetti quanto quello dell’Assessore Bordoni già oggi potrebbero essere inquadrati in precise fattispecie di rilevanza penale; diamo, comunque, tempo al tempo.

     Continuare a strologare di “Regole” quando ci si rifiuta di prendere atto che la LEGGE attualmente in vigore impone l’adozione di una NUOVA E CONFORME normativa, è un tantino eversivo provenendo da soggetti che sono tenuti, in primo luogo e comunque, ad osservare le disposizioni di legge pena la distruzione di ogni certezza del diritto e l’instaurarsi – come già da tempo è avvenuto – di una conflittualità che non giova a nessuno.

Da parte nostra esiste da sempre la disponibilità ad esaminare e risolvere il problema della coesistenza delle esigenze lavorative di imprese quali sono i pubblici esercizi con le giuste istanze di chi in Centro vive.

     Mettiamoci tutti seduti intorno ad un tavolo e riscriviamo secondo i criteri dalla LEGGE previsti, le “REGOLE”; solo così potremo pretendere che TUTTI le rispettino.

 

IL PRESIDENTE

GUIDO CAMPOPIANO

 

 

 

 

 

 

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