Roma, 2/04/2011

 

IL PIFFERAIO DI HAMELIN

        

            Di seguito riportiamo la lettera inviata da Aldo Canovari, creatore di Liberilibri, al Giornale.

         Essa ben descrive la natura di un sistema fiscale che, avendo ormai acquisito i caratteri di un esproprio generalizzato, non può più dirsi compatibile con una democrazia quale dovrebbe essere la nostra.

         Il fallimento del sistema è sotto gli occhi di tutti né serve, come sta facendo per incarico di Napolitano, che Monti immerga l’Italia in una sorta di coma farmacologico per protrarre il potere di una oligarchia partitocratica ormai allo sbando.

         Le tanto strombazzate riforme si stanno rivelando fuffa.

         Le liberalizzazioni sono insignificanti non toccando minimamente i monopoli che condizionano l’economia nazionale, le semplificazioni sono di fatto inesistenti; solo fisco e lavoro vengono “innovati” con norme che peggiorano la situazione introducendo ulteriori vessazioni in materia di imposte ed inconcepibili rigidità – inesistenti in tutto il mondo – nei rapporti di lavoro.

         La tensione, palpabile da chiunque come noi vive la quotidianità della gente comune e non l’ovattata atmosfera del Palazzo, è al massimo e basterà una scintilla per farla deflagrare.

         Monti non s’illuda: non è il pifferaio di Hamelin né noi, i comuni cittadini di questo paese, siamo i topi che – incantati dal suono dello zufolo – lo seguiranno ignari della triste sorte che li attende.

Guido Campopiano

Non serve «pietà» verso i contribuenti, ma uno Stato più umano e normale

Caro Feltri, il Suo appello di ieri alla «pietà» mi ha sconcertato. Non si tratta di muovere a pietà gli esattori! La questione è un’altra: è urgentissimo che il governo recuperi il sen­no e modifichi norme folli (e mici­diali) che stanno distruggendo la nostra economia. Questo stato di cose è ormai intollerabile. Poiché oltre a far l’editore (Liberilibri) mi occupo da sempre di diritto tribu­tario (per 24 anni giudice di Com­missione), mi permetto richiama­re la Sua attenzione sui seguenti punti.

A)   Le politiche fiscali adottate ultimamente nel nostro Paese co­stituiscono uno dei più influenti fattori che hanno aggravato la cri­si e ostacolato la ripresa. I contri­buenti vivono uno stato d’animo di incubo ed esasperazione mai ri­scontrato fino ad ora.

B)   Può affermarsi con sicurez­za, sulla base dell’indagine empi­rica e del semplice common sense, che la propensione media ad eva­dere è direttamente proporziona­le: 1) alla pressione fiscale com­plessiva; 2) alle vessazioni tributarie di ordine normativo-procedurale; 3) al mancato assolvimento da parte dei governi alle loro funzioni (giustizia, sicurezza, sanità, istruzio­ne...) a fronte di esosi prelievi; 4) alla ge­nerale constatazione, e al fondato con­vincimento, che il denaro sottratto dal fi­sco al cittadino viene per la gran parte utilizzato dai governanti per beneficare se stessi e le loro clientele, e sperperato per acquistare e conservare il consen­so, piuttosto che a beneficio della più ampia collettività.

C)   Premesso questo, e non ignorando che il fenomeno evasivo esiste, è necessario avere bene a mente che esso è inferiore al 40% di quello che viene ossessi­vamente denunciato (la formula corren­te è: maggiori imponibili «accertati») da Agenzia delle entrate, GdF e dalla stam­pa.

D)   E se di certo è giustissimo combat­tere l’evasione, proprio per questo è ne­cessario in primo luogo riconoscerne le cause e combatterle. In caso contrario, se si prescinde da esse, ogni intervento (repressivo, punitivo, terroristico), non servirà ad altro che a nuocere al Paese: dissuaderà, più che l’evasore, il cittadi­no (e i potenziali investitori esteri) dal creare, sviluppare imprese, assumere lavoratori.

E)    Un ordinamento come quello in vi­gore, che confisca circa il 70% della ric­chezza prodotta e risparmiata dai citta­dini «normali» e che per di più è model­lato ipotizzando una società costituita solo da mafiosi, criminali o evasori irri­ducibili, ma che viene applicato a tutti (cittadini «normali», né santi ma nem­meno furfanti), non può non produrre evasione, è micidiale per gli investimen­ti degli italiani e degli stranieri, per l’oc­cupazione, e per il gettito. E infine, ma soprattutto, è immorale.

F)    Insomma, se si vuol risanare la finanza pubblica, non bisogna agire solo sul sintomo, ma sulle cause del male: eli­minare gli sperperi della spesa pubbli­ca, e ridurre il Total Tax Rate. A questo proposito, la ripugnante (sul piano este­tico, linguistico, visivo, e infine etico) campagna dell’Agenzia delle entrate da il segno della follia e della malafede di chi ci governa. Buon senso e correttezza avrebbero dovuto consigliare altre for­me, ma una volta scelta la strada ento­mologica dei parassiti, tra questi do­vrebbero comparire anche e in primo luogo le legioni di politici e loro amici, alti, medi, bassi burocrati pubblici e pa­ra-pubblici oziosi o inetti che, come re­cita il brocardo dell’Agenzia delle Entra­te, «vivono a spese degli altri».

Concludendo, il nodo scorsoio tribu­tario sta strozzando la nostra econo­mia, e sempre più la soffocherà se non si comincerà ad agire sulle vere cause. Credo che Il Giornale potrebbe dare un contributo determinante per smascherare queste falsificazioni della realtà.

Aldo Canovari Fondatore di «Liberilibri»

 

 

 

 

 

 

 

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