Roma, 15/04/2013

 

 

Modesta proposta per prevenire

     

     Tra pochi giorni – meglio sarebbe dire tra poche ore – i “grandi elettori” sceglieranno l’uomo (o la donna) che per i prossimi sette anni – sempreché l’agonia di questa repubblica duri tanto - abiterà al Quirinale .

     E’ per questo che riteniamo utile ed istruttivo riportare di seguito quanto al riguardo scrive Marco della Luna nel suo ultimo libro di cui alleghiamo la copertina.

Introduzione al "tradimento"

 

Requisiti dei candidati a capo del Governo e Presidente della Repubblica

     Si parla molto di requisiti e d'incompa­tibilità di chi vuole candidarsi al parla­mento, e non si parla per nulla dei re­quisiti per candidarsi a premier o a presidente della Repubblica o a governatore della banca centrale, cariche da cui chi sia portatore d'interessi privati o stranieri può fare, anche se sia incensurato, danni molto più gravi di quelli arrecabili da qualche onorevole già condan­nato per reati contro la pubblica ammini­strazione. Insomma, ancora una volta si fa rumore su un problema secondario per sviare l'attenzione dal pericolo vero.

     È necessario occuparsi più dei requisiti e delle incompatibilità per il Colle e per Palaz­zo Chigi, che per altre cariche! Un premier infedele può rovinare il Paese tradendo i suoi interessi, e un presidente infedele può minar­ne l'indipendenza e la Costituzione.

     Poiché a breve dovremo rinnovare queste due cariche, e considerate le problematiche e le denunce penali che infuriano ultimamente in­torno ai titolari in carica, è urgente stabilire cri­teri tassativi di esclusione dei profili a rischio.

     Oltre a possedere i requisiti per l'elezione al parlamento, i candidati a queste due im­portantissime cariche, per le quali è fonda­mentale la lealtà agli interessi della nazione e ai principi democratici, devono giurare sotto severa pena e dimostrare, oltre a quanto ri­chiesto agli altri candidati:

-di non avere o aver avuto rapporti di carrie­ra o reddito con interessi stranieri;

-di non aver mai partecipato ad associazioni o commissioni segrete (ad esempio, Bilder­berg o altri organismi pubblici e non pub­blici, nazionali o non, che prendano a porte chiuse decisioni d'interesse collettivo, come i consigli direttivi della Banca dei Regolamen­ti Internazionali e la BCE), né agito per con­to di esse o aver ricevuto compensi tramite esse; una commissione parlamentare e una legge stabiliranno i criteri di identificazione delle associazioni segrete;

-di non aver mai aderito a credi politici o re­ligiosi di matrice totalitaria o antidemocra­tica (come il nazionalsocialismo, il fascismo, lo stalinismo);

-di non essere mai stati eletti a cariche pub­bliche in collegi dominati dalla criminalità organizzata.

Requisiti dei ministri del welfare, sanità ed economia

Inoltre - molto importante - i ministri del welfare, della sanità e dell'economia, specificamente, in assoluto non devono avere o aver avuto incarichi o interessi nelle compagnie assi­curative private o gestori di fondi, perché altri­menti vi è rischio che, per tornaconto, per far guadagnare le compagnie assicuratrici e i gesto­ri di fondi, e ricevere compensi per tale servizio, essi, approfittando delle cariche ministeriali, affossino, destabilizzino o portino a livello di fame il sistema delle pensioni, così da spingere la gente a stipulare polizze integrative private**.

     Bisogna porre fine anche in Italia a quella prassi che, negli USA, è stata definita "porte girevoli", ossia che Tizio dapprima sta nel si­stema bancario privato che gonfia le bolle dei mutui subprime, dei derivati o di altro tipo di bidone finanziario, e poi, quando la bolla scoppia causando la grande crisi, passa a una carica governativa da cui usa soldi pubblici per ripianare i buchi scavati ad arte dalle banche. Quindi, anche indipendentemente dalla pro­va di colpe personali, chi abbia o abbia avuto ruoli di dirigente o di advisor di grandi banche che hanno, nella ricerca del profitto, cagionato grandi danni alla società e all'economia, come la Goldman Sachs, è escluso dalle funzioni di Presidente della Repubblica, premier, membro del governo, governatore della banca centrale.

     Altri requisiti specifici vanno individuati per altri incarichi ministeriali: chi abbia lega­mi col mondo bancario nazionale non può essere messo in un dicastero da cui, ad esem­pio, potrebbe far chiudere a condizioni di favore a una data banca un contenzioso col fisco per evasione o frode fiscale. Ministro della sanità non può essere chi abbia interessi nelle case farmaceutiche. E via discorrendo...

     Fino a quando lo Stato poteva finanziarsi e spendere, il consenso politico e lo sviluppo socio-economico erano basati sulla spesa pub­blica. Ora il padrone non paga più. La carota è finita, il bastone è sempre più duro, e molti iniziano a chiedersi se siamo stati governati da traditori. Interni e internazionali. Si denuncia­no le affiliazioni al potente creatore delle crisi (Goldman Sachs) e al senato occulto interna­zionale (Bilderberg) di Monti, Draghi e altri. Certi disastrosi errori di politica economica è duro credere che siano errori. Come quel­le della finanziarizzazione dell'economia reale e del debito pubblico, come quelle globaliste e mondialiste, anche le previsioni e le ricette neoliberiste e monetariste vengono sempre più smentite dai fatti, si dimostrano contro­producenti, dannose, recessive, ma dobbiamo seguirle "perché ce lo chiede l'Europa", a pre­scindere dagli effetti. L'idea del complotto è sempre più difficile da delegittimare. Gli indi­zi sono molti, gravi, convergenti.

     Certo, il neoliberismo europeo, come quello USA, è un neoliberismo "corretto", ossia, visto che il neoliberismo (con la finan­ziarizzazione dell'economia e le pratiche spe­culative) causa enormi bolle e debiti, il neoli­berismo è stato corretto, nel senso che, nella versione corretta, esso autorizza un'alta pres­sione fiscale affinché il governo possa scarica­re sui cittadini l'onere di coprire questi danni, cioè il costo dei profitti speculativi bancari, fino a comperare col denaro pubblico junk bonds, cioè titoli spazzatura, per migliaia di miliardi. In tal modo, senza mandato degli elettori, la crisi del debito privato viene tra­sferita sulla finanza pubblica, in tasse e tagli. Un compiaciuto cretino, o forse era un rassegnato realista autentico, in televisione ha detto persino che non c'è un'agenda Monti, un'agenda Tremonti, un'agenda Berlusconi, un'agenda Bersani... poiché ormai siamo in Europa, c'è una sola agenda: quella europea, cioè - ha precisato - quella degli ordini della BCE dell'estate 2011 - quindi neanche della Unione, ma della banca centrale, a gestione privata, segreta, irresponsabile ed esente da ogni controllo politico e giudiziario. Quindi i vari programmi elettorali non possono esse­re che programmi esecutivi degli ordini dei banchieri. L'Europa ha sempre ragione, per­ché è il ventriloquo del capitale finanziario. Manda il Diktat, e si deve eseguirlo, sotto pena di spread e default.

     Gli ideali europeisti, si scontrano con la re­altà dei divergenti interessi e sistemi politici ed economi dei paesi membri.

     Quando dovevamo entrare nell'UE e poi, soprattutto, nell'Euro, ci si disse che l’Europa era un contesto di sicurezza e solidarietà. In­vece, era un contesto di competizione e d'in­teressi divergenti, dove andavamo a esporci a tutta una serie di conseguenze economiche. Se siamo al punto in cui siamo oggi, è per­ché, innanzitutto, vi è stato il nascondimento della conflittualità e del pericolo, ossia l'imbo­nimento, da parte delle istituzioni e dei capi politici, su quello che, dietro l'icona o ideale "Europa", si stava allestendo e sugli effetti che avrebbe avuto.

    Neanche oggi, di fronte al disastro eco­nomico, viene avviato il dibattito pubblico circa gli effetti della partecipazione all'UE e all'Euro: quali i risultati positivi, quali quelli negativi, quali prevalgano.

    Dimostrerò che chi ci ha portato per quella via all'attuale situazione prevedeva e accettava che saremmo arrivati al punto in cui siamo, e che quindi ha agito con dolo.

    Noti con colpa, non con incompetenza tec­nica, bensì con pianificazione e per interesse. Dimostrerò che si mentiva quando si di­ceva che Maastricht e l'Euro avrebbero pro­dotto la convergenza dei sistemi economici dei vari paesi: si sapeva e si pianificava che avrebbe prodotto divergenza.

     Dimostrerò come e per conto di chi l'o­perazione viene portata avanti oggi, a ogni prezzo - per il Paese, s'intende.

     Ecco i promessi benefici dell'Euro:

-  «maggiore scelta e stabilità dei prezzi per i consumatori;

-  maggiore sicurezza e maggiori opportunità per le imprese e i mercati;

-  maggiore stabilità e crescita economica;

-  maggiore integrazione dei mercati finanzia­ri ...».

E in effetti il Trattato di Maastricht, agli artt. 2 e 3, promette pure queste cose, pro­mette la convergenza delle economie, e ob­bliga formalmente i paesi membri ad attuare politiche idonee a produrre quegli effetti. Solo che non lo si è fatto, anzi si è fatto il contrario, con i risultati che vediamo. Ma ciò era pre­vedibile: nessuno, soprattutto se è la nazione egemone, fa una cosa che non corrisponde al suo interesse egoistico, se non è costretto di fatto, e non semplicemente obbligato da un pezzo di carta firmato. Ma metterebbe conto fare causa, pionieristicamente e provocatoria­mente, alla UE, alla BCE, alla Deutsche Bank e ai paesi inadempienti, per accertare e san­zionare tale inadempimento, anche con una condanna al risarcimento dei danni. Magari si può trovare un giudice di pace sensibile e aperto, che riterrebbe fondata una simile azio­ne, promossa da qualche cittadino...

     Lo Stato italiano è, senza dubbio, giuri­dicamente legittimato a richiedere il risarcimento per i suddetti inadempimenti, salvo che, per il passato, probabilmente la Germa­nia e i suoi satelliti si siano fatti firmare di­chiarazioni liberatorie rispetto a tutte le mos­se sbagliate o mancate circa quegli adempi­menti dovuti nelle varie sedi comunitarie. Ma per il futuro può esigere, da parte dei partners euroforti, i medesimi adempimenti e, qualora tali solleciti vengano ignorati, può dichiararsi creditore per danni verso l'UE e gli Stati re­sponsabili di tale inadempimento, e magari vendere il relativo credito risarcitorio a pos­sibili compratori esteri, oppure compensarlo con crediti vantati dai predetti responsabili.

     Ci siamo lasciati portare con fiducia e rosee aspettative nell'UE, in Maastricht, nell'Euro, perché abbiamo creduto acriticamente in certe promesse, ma soprattutto in una versione del progetto europeo che teneva nascosto il con­flitto d'interessi tra i vari paesi, specialmente tra l'Italia e il Paese più forte, la Germania, no­nostante i precedenti.

Nella vulgata della retorica istituzionale, il motore dell'integrazione era l'aspirazione a unirsi tra europei, era la fratellanza, era la solidarietà. Non l'imporre i propri interessi sopraffacendo gli altri, grazie anche proprio alle istituzioni comunitarie via via sempre più potenti, su nazioni via via sempre meno so­vrane. Affidarsi all"`Europa" era vissuto quindi come affidarsi ad amici, come andare verso una maggiore sicurezza, ricevendo l'assistenza e la guida di fratelli più ricchi e più progredi­ti. Non era percepito come aprirsi a interessi e forze che potevano avere un piano di sfrutta­mento e sottomissione dell'Italia. E disprezzo e diffidenza che escludevano in partenza inte­resse e disponibilità a "integrarsi".

     Quando si apre la politica e il governo di una nazione a interessi forti, esterni alla nazione, è da aspettarsi che questi interessi mettano al governo chi fa comodo a loro, se glielo si lascia fare. Il pluralismo democra­tico, per lo meno in via teorica, si basa sui partiti, cioè su forze di parte, rappresentati­ve d'interessi di varie parti della popolazio­ne (delle varie classi sociali, delle varie aree economiche del Paese, delle varie categorie di lavoratori e pensionati). Quindi accet­ta come normale che il Paese sia governato da una fazione, che farà il proprio interesse più di quello di altri, nei limiti delle garanzie fondamentali. Ma che succede se al governo e alla presidenza della repubblica va un rap­presentante d'interessi stranieri? Che succede con un governo fantoccio?

     Per molti italiani, questo è un dubbio sempre più minaccioso. Dubbio che si aggiunge al fatto che certi uffici giudiziari, pur nell'ambito di indagini legittime e doverose, adottano certe modalità e provve­dimenti cautelari non indispensabili e che hanno (anche) l'effetto di far perdere ad importanti industrie nazionali, di carattere strategico, quote di mercato estero signifi­cative, esponendo queste industrie naziona­li al rischio di chiusura o di essere rilevate da capitali stranieri. Ricordo che abbiamo già perso, a vantaggio degli stranieri, quasi tutte le industrie strategiche, e che più di una volta certe iniziative giudiziarie hanno contribuito. Con ciò non intendo che non si debba indagare e non si debba condanna­re i colpevoli di reati accertati. Dico che le indagini preliminari e i provvedimenti cau­telari (sequestri, arresti, blocchi della pro­duzione), devono tener conto dell'interesse nazionale, dell'occupazione, della bilancia commerciale e della difesa dell'indipenden­za della Repubblica rispetto agli interessi stranieri rivaleggianti, i quali si sappiamo che "spingono" con ogni mezzo, sostenuti da uno Stato forte.

 

     Invitiamo chi ancora ha a cuore i destini del Bel Paese, sia egli eletto od elettore, a leggere  tutto il libro, disponibile anche in edizione e-book; ne vale la pena per capire di quante “lacrime e sangue” grondino i poteri che ci governano e, per dirla con Formica, in quanta “merda”siamo – tutti noi – immersi.

    Non ci resta che sperare e, per chi ci crede, pregare.

Il Presidente

GUIDO CAMPOPIANO

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