Roma, 05.08.2014

 

Davanti a lui tremava tutta ROMA

 

 

     Ve lo ricordate il film degli anni 50? Scorre il tempo e cambiano i personaggi.

    A leggere certi articoli comparsi sulla stampa quotidiana in merito all’eterna vicenda dei tavolini di Piazza Navona, salta agli occhi che il nuovo padrone di Roma è il CODACONS.

     Riferiscono le cronache quotidiane che è bastato un borbottio o forse un ringhio di questa associazione di consumatori per far scattare Avvocatura del Comune e Vigilanza Urbana all’attacco del fortino di Piazza Navona.

     Si è trattato, sia scritto a chiare lettere, di un autentico blitz nei confronti dei più famosi esercizi della ristorazione romana, rei di aver creduto e di ancora credere nell’esistenza dello stato di diritto.

     Con separata nota chi scrive, come si addice ad un cittadino qualunque che ha a cuore le vicende della propria città, chiederà chiarimenti al capo dell’Avvocatura Comunale che, fatto nuovo ed eclatante, alle 10 del mattino del giorno 4 era sulla Piazza presumibilmente per un sopralluogo di quello che evidentemente pensava potesse divenire un campo di battaglia.

     E invece, per il civismo ed il legaritarismo degli esercenti, non è scorsa nemmeno una goccia di sangue; i vari caffè e ristoranti hanno SUBĺTO le imposizioni dei raiders ed hanno, per protesta contro la evidente temerarietà dell’operato della vigilanza, scelto di chiudere gli esercizi.

     Così scrivendo forse sfrondiamo gli allori con cui certa stampa, più dedita al colore che alla verità, ha cinto la fronte di chi ha “guidato” l’operazione.

     Mi spiace per i “laureati” ma occorre ripristinare il vero in uno al senso delle proporzioni; non si è trattato di un’operazione contro la criminalità organizzata o l’abusivismo ma semplicemente di un “vasetto”, tanto per usare un termine proprio del linguaggio militare, per tener buono quello che sembra essere diventato il nuovo padrone di Roma.

     Prendiamo atto che siamo arrivati al punto, nella città che vantava di essere la culla del diritto, cha basta un aggrottar di ciglia di un’associazione privata per cancellare ogni forma di garanzia e spingere l’amministrazione comunale ad azioni inconsulte che causano danni irreparabili all’immagine di aziende che le subiscono con la parallela messa a rischio di centinaia di posti di lavoro.

Cosa si fa per un bel titolo di giornale?

      Potremmo dire che si ignorano fatti ed atti consacrati in documenti, incontrovertibili, attestanti il diritto degli esercenti di Piazza Navona ad occupare suolo pubblico nei modi e nei limiti di concessioni, se la logica ed il buon senso hanno ancora corso, ancora valide.

     E’ questo, comunque, un aspetto che sarà approfondito nelle opportune sedi anche se – va detto – preoccupa un certo andazzo delle giurisdizioni amministrative sempre più propense a “non disturbare il manovratore”.

Crediamo che la vicenda non sia ancora chiusa; la partita si giocherà – sempreché tutti rispettino le regole – fino in fondo ed ancora non è detto chi sarà il vincitore.

Concludiamo rivolgendo un invito al Sindaco Marino ed al Presidente del I° Municipio perché si trovi il modo di non più criminalizzare chi è “colpevole” solo di fare il proprio lavoro nonostante paletti, pastoie e regolamenti che è riduttivo definire bizantini.

     Soprattutto, però, ci aspettiamo che i funzionari dell’Amministrazione evitino di addomesticare i fatti e la realtà per compiacere, chi fa la voce grossa o è più capace di incutere timore.

 

IL PRESIDENTE

Guido Campopiano

 

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