Roma, 15 Gennaio 2015

 

 

IL POLVERONE

  

L’articolo che di seguito riportiamo è emblematico di uno stato d’animo ormai generalizzato tra gli operatori della ristorazione che si sentono, né più né meno, dei “perseguitati”.

         Roma, poi, è la città che vede la categoria ancora più “sotto schiaffo”.

         All’improntitudine tipica dei politici locali fanno corona il desiderio di protagonismo, la spasmodica ricerca di visibilità, la libido della comparsata in tv o sulla stampa quotidiana che spingono gli onorevoli (si fa per dire) di Roma Capitale a dar la caccia ai novelli untori, i perfidi osti, additati quali responsabili di tutti i mali che affliggono l’Urbe.

         La Commissione Commercio che dovrebbe promuovere lo sviluppo delle attività produttive viene usata come un palcoscenico per recite con un unico canovaccio fatto di divieti e sanzioni, con la sola eccezione dell’ambulantato nei cui confronti il Presidente della Commissione non riesce a celare una evidente simpatia.

         L’argomento merita di essere affrontato in profondità e ci ripromettiamo di farlo non appena cesserà il ridicolo tira molla sulla  revisione della Delibera 75/10 tra l’Assessore Leonori ed il Presidente Corsetti ed il polverone – sospettiamo ad arte sollevato da quest’ultimo – si sarà diradato.

GUIDO CAMPOPIANO

 

 

La Fine della Bellezza

 

Non si ferma l’elenco delle vessazioni quotidiane che i Pubblici esercizi devono combattere

 

Panorami violati da processioni di gigantesche pale eoliche.

Incroci devastati da insensate ro­tonde.

Campi nascosti da distese di pannelli fotovoltaici.

Questi i prezzi che ci chiedono di pagare per il "progresso", ma almeno in questi casi è possibile effettuare una ponderazione tra costi e benefici, quanto meno a breve termine. Infatti tanto le pale eoliche quanto il fotovoltai­co contribuiscono ad alleviare la dipendenza energetica dall'estero del nostro Paese, e in un momento di crisi già non è poco. Le ro­tonde stradali, dal canto loro, aiutano a far diminuire il numero degli incidenti stradali nel nostro Paese e a far diminuire l'alto costo sociale di tale sinistrosità.

Ma quello che sta accadendo nel settore della somministrazione di alimenti e bevande non trova una plausibile spiegazione.

Mi reco in uno dei bar più eleganti e di pre­stigio: la buvette del Senato della Repubblica e vedo sontuose zuccheriere - veri e propri oggetti d'arte - ospitare bustine di zucchero: che tristezza. Una legge approvata nell'Aula adiacente ha imposto di offrire alla clientela zucchero esclusivamente incartato o in ano­nimi dosatori con la scusa di motivazioni di ordine igienico sanitario mai dimostrate. Addio alle zuccheriere ed alle diverse tipolo­gie di zuccheri che ospitavano per la delizia della clientela.

Ma non è finita qui!

Dai ristoranti di classe, insieme alle zuccherie­re, sono sparite pure le oliere - anche queste spesso oggetti di arte - poiché ben tre prov­vedimenti di legge impongono di portare in tavola il prodotto in bottiglia etichettata ed addirittura non rabboccabile. E ciò con l'in­credibile motivazione di combattere le sofisti­cazioni quasi fossero i ristoratori ad alterare l'olio e non, come dimostra una continua serie di condanne, gli attori della filiera a monte. Da ultimo, con la scusa di tutelare i beni artistici e culturali, diversi Sovrintendenti - anche sulla scorta di una pronuncia del loro ministero - pretendono di sottoporre a parere vincolante addirittura il rilascio ed il rinnovo delle concessioni di suolo pubblico per collocare semplici tavoli e sedie con la conseguenza di veder sparire o ridurre for­temente i dehors che tanto attirano i turisti in visita nel nostro ex bel Paese.

Ma oltre al legislatore nazionale ci pensa an­che il legislatore comunitario a rendere la vita difficile a chi lavora. Il 13 dicembre è entrato in vigore l'obbligo, previsto da un regolamento comunitario, di indicare gli allergeni presenti nei prodotti somministrati con le conseguenti problematicità per chi deve confrontarsi con normative estremamente tecniche e specia­listiche. La Fipe con la sua opera a livello comunitario ha evitato l'obbligo di indicare tutti gli ingredienti presenti nei piatti ed ha predisposto un programma per facilitare agli operatori l'indicazione degli allergeni.

Questo è un elenco solo parziale delle vessa­zioni che quotidianamente devono combat­tere i pubblici esercizi e la loro associazione di rappresentanza per colpa di una classe politica che invece di pensare allo sviluppo del turismo fa di tutto per frapporre ostacoli alle imprese che vogliono crescere ed investire.

 

Marcello Fiore

direttore FIPE

 

 

Mixer DICEMBRE/GENNAIO 2015

 

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