DAGLI ALL’UNTORE!  

(Iª parte)

 

        Da tempo la cronaca cittadina di alcuni quotidiani, segnatamente quella del Corsera, si distingue per gli attacchi mossi alla ristorazione romana ed a “tavolino selvaggio”.

        Non importa se nell’ansia di riempire il carniere i bracconieri dell’informazione sparano nel mucchio colpendo indiscriminatamente aziende regolarmente autorizzate ed autentici abusivi; ciò che conta è accreditare il concetto che il “tavolino” è comunque “selvaggio” e l’oste è un nemico pubblico più pericoloso di Bin Laden e di tutta Al Quaeda.

        L’inventore e l’iniziatore della mattanza è stato il Presidente del I° Municipio, l’ormai noto Giuseppe Lobefaro, che nella polemica – suscitata con qualche ragione da chi, vivendo in Centro dalle parti di Campo de’ Fiori, voleva e vuole salvaguardare il proprio diritto alla quiete nelle notti estive – si è inserito ingigantendola e trasformandola, da buon cattolico, in una spietata crociata contro quei “demoni di osti”.

        Che caffè e ristoranti rappresentino la principale fonte di introiti per lo stesso Primo Municipio (per canoni concessori corrisposti all’amministrazione per occupazione di suolo pubblico) e diano lavoro a trentamila persone non ha avuto e non ha alcuna importanza; ciò che conta è figurare comunque ogni giorno in cronaca sfoggiando la barba da templare e brandendo la spada contro i “perfidi cantinieri”.

        Batti e ribatti anche il Sindaco, quel Walter Veltroni che di crociate non ne perde una, ha voluto essere della partita e riscuotere la sua parte di popolarità sulla pelle dei novelli untori, gli osti. Poiché è uno che di campagne anti borghesi, venendo dal vecchio PCI, se ne intende che ti ha fatto? Semplice, ha incaricato l’assessore all’urbanistica di “ripulirgli” il Centro magari con la scusa della “salvaguardia ambientale” (se poi 20.000 lavoratori su 30.000 perdono il posto chi se ne frega, tanto votano sempre a sinistra dove stanno gli “amici del popolo”) da assicurare adottando una serie di delibere della cui presentazione è stato incaricato il diessino Giulioli a cui, con lo stesso criterio che si sarebbe usato per affidare a Dracula la Presidenza della Banca del sangue, è stato concesso di rivestire l’incarico di Presidente della Commissione Attività Produttive.

        Gli operatori del settore, che hanno visto rifiutarsi ogni tentativo di dialogo, pur riconoscendo la necessità di provvedimenti che colpiscano l’abusivismo (che danneggia in primis proprio le aziende in regola) hanno ormai le “palle piene” e non ci stanno a vedere sacrificate sull’ara della “notorietà” veltroniana o di Lobefaro le loro aziende.

        Sarebbe opportuno che qualcuno in Campidoglio incominciasse a prestare orecchio al sordo brontolio che arriva dalle strade e dalle piazze (stavamo per scrivere dagli “angiporti”) del Centro storico.

        Si annunciano un’estate calda ed un autunno ancora più caldo per i roghi di tavoli e sedie in piazza che molti imprenditori minacciano di accendere al cospetto di inviati stampa e tv; anche i giornali allineati e coperti come sono oggi quelli che in Veltroni venerano un’icona non potranno, domani, continuare a chiudere gli occhi e tacere delle miserie di un ceto politico capace di decretare, senza battere ciglio, la fine di aziende floride solo per un cinico calcolo di tornaconto elettorale.

(continua)

Il Segretario

Renato Morino

 

 



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