La nota di Marforio*

                                     

18.I.2008

 

 

 

APOCALISSE PROSSIMA VENTURA

 

 

Questo è un Paese in cui se sfiori le tette di una donna o dai del frocio ad un gay o chiami negro un colorato rischi anni di carcere, mentre se occupi o lottizzi incarichi o lucri prebende – una volta incorso in una qualche disavventura giudiziaria – ricevi il plauso o “l’umana simpatia” della Casta di cui fai parte.

E le Caste sono tante, così tante che è fatica improba elencarle. Ne cito solo tre perché, per motivi di cronaca, sono oggi all’attenzione di tutti: i politici, i magistrati ed i giornalisti.

La casta è titolare di privilegi preclusi ai comuni cittadini ma da questi pagati; la casta, inoltre, è la consorteria i cui associati si scambiano reciproci favori e protezione l’un l’altro.

 L’appartenenza alla casta si acquisiva, fino a qualche tempo fa, per merito, oggi per merito o per ereditarietà, domani – quasi certamente – sarà ricompresa esclusivamente nel diritto successorio e prevista quale status da trasmettere da padre a figlio.

Le caste, a volte, entrano in conflitto tra loro e l’armistizio si stipula solo quando tra esse si ristabilisce l’equilibrio del potere (di casta) a tutto scapito, beninteso, dei cittadini e delle istituzioni.

La casta non è fenomeno di oggi: in passato ci furono la nobiltà e il clero, poi vennero la nomenklatura, nei paesi del socialismo reale e, da noi, le corporazioni – innumeri come dicevo – che oggi ci gravano sul collo ed affossano la nazione.

A settantasei anni compiuti ho un bagaglio di ricordi che vanno dalla fuga del Savoia a Brindisi (“teneva famiglia” pure lui) al dopoguerra repubblicano ed ai non esaltanti anni del regime democristiano di nome ma cattocomunista di fatto. Sconsolatamente prendo nota che la palude che fu la prima repubblica è degenerata nel verminaio politico che si agita sotto il sasso della seconda (e forse ultima) repubblica.

Come tutti i vecchi, non potendo più contare su un futuro, sono sempre più incapace di nutrire ottimismo. La mia sfiducia non ha, però, motivazioni solo anagrafiche; mi assale, infatti, lo sconforto quando non scorgo possibilità alcuna di restaurare un ordine istituzionale che ci affranchi dalle turbe di feudatari, valvassori e valvassini che stanno riducendo tutti noi, i comuni cittadini, al rango di servi della gleba.

Non credo negli “uomini mandati dalla Provvidenza”; ogni volta che questa benefica entità ha provveduto in merito la storia è finita o male o malissimo. Neppure penso che il velleitario ed inadeguato WV o il patinato, simpatica incarnazione del gaglioffo italiota, Cav possano risolvere i problemi di governabilità e di convivenza degli italiani.

Il primo è un ipnotico affabulatore assolutamente incapace di qualsiasi concretezza, il secondo ha il grande torto di ritenere che tutto ciò che è utile a Mediaset debba rivelarsi tale anche per l’Italia.

Di una cosa, però, sono certo; che la Storia, questa paziente quanto vendicativa signora che presiede ai destini delle nazioni non accetterà ancora per molto tempo che una delle sue pupille, su cui ha sempre vegliato con particolare cura, possa continuare a vedere oscurato il suo Stellone.

         Mi prefiguro quindi un qualche evento che, per quanto oggi senza volto, non può essere lontano nel tempo; spero solo che non arrivi recando le sembianze dell’Apocalisse.

 

 

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