La nota di Marforio*

                                     

25.VII.2016

 

DE AEQUITALIA  

 

Il Premier ha promesso che Equitalia NON vedrà la fine dell’anno.

          Renzi ormai ci ha abituato, mititradizzandoci, agli annunci eclatanti che poi, alla resa dei conti, assumono consistenza e valore di un flatus vocis (mi veniva in penna un altro genitivo riferentesi a quello che si suol chiamare il lato B).

          Poco conta come cambierà nome Equitalia.

          Ciò che importa è che venga rottamato il coacervo normativo che i tre vampiri del Fisco, Visco, Tremonti e Padoa Schioppa, in spregio allo “Statuto del Contribuente” hanno creato.

          Inversione dell’onere della prova, solve et repete, procedure esecutive da mano morta sono i vizi di un Fisco che ormai è il braccio armato di un governo che vede i cittadini come sudditi a cui spremere anche l’ultima goccia di sangue.

          Pochi hanno il coraggio di dire che buona parte della paralisi economica che sta progressivamente pervadendo il paese è il frutto di scelte scellerate in materia di tasse.

          Anche noi abbiamo i Talebani.

          Lo sono i giornalisti ed i politici che ci ripetono come un mantra che le tasse – a prescindere dall’importo in continuo rialzo e la inesistente contropartita in servizi per la popolazione – sono sacrosante e vanno pagate.

          Il tono è perentorio e ricorda l’obbligo di fede che la chiesa impone ai credenti ogni qualvolta la logica è messa in fuga da “misteri gloriosi” la cui comprensione è ardua.

          Non c’è senso del ridicolo che tenga!

          I “pennaioli” e gli “appartenenti alla casta” custodi dell’ortodossia dannano come eretici quanti osano dubitare della giustezza di un fisco vorace e feroce.

          Talebano è anche chi afferma che le tasse sono dovute “a prescindere”, solo perché sono previste dalla “Costituzione più bella del mondo” che, occorre ricordarlo, è un immenso pateracchio frutto del connubio dei comunisti con i cattolici che, ad essere eufemistici, da sempre hanno avuto in spregio valori liberali come il diritto alla proprietà e la libertà d’impresa.

          Torniamo ad Equitalia.

          Che questa struttura venga etichettata diversamente o sia assorbita in un’altra come l’Agenzia delle Entrate - a meno che non si torni al rispetto dei diritti individuali previa cancellazione di norme e procedure vessatorie - non farà diminuire il numero dei fallimenti e dei suicidi di poveri cristi schiacciati da un sistema che definire antipopolare è poco.

          Prendiamo atto una volta per tutte che il sistema non è più riformabile e va totalmente ripensato prima che gli italiani, messe da parte le schede elettorali, prendano il tortore incominciando a menare botte da orbi.

          Come non vedere che ingredienti quali la bulimia fiscale e l’instabilità di un sistema creditizio sull’orlo del precipizio costituiscono una miscela esplosiva la cui deflagrazione spazzerà via tutto e tutti?

          E’ ora che Renzi e Padoan prendano atto della realtà della situazione del commercio e dell’artigianato nazionali.

          I negozi stanno ovunque chiudendo ed i nostri capomastri – che il mondo intero ci invidia – abbassano la saracinesca.

          Stesso discorso per le aziende di servizi e per quelle manifatturiere inquadrabili come piccole o medie.

          Ricordate, signori del governo, quanto accadde sul finire del IV secolo dell’era cristiana quando per sfuggire agli esattori del feroce fisco imperiale i cittadini romani in molti si trasferirono ultra limina per ritrovare le proprie libertà tra …. i barbari.

          Sta già accadendo?

Si consideri, infatti, il ridislocamento delle aziende oltre i confini nazionali ed il trasferimento di pensionati in siti fiscalmente più equi e si dica se l’esodo sia o meno già iniziato.

          Equitalia o Italia Equa?

          Molti di noi vorrebbero vivere in un paese ove lo Stato non sia nemico e ove sia possibile programmare il proprio futuro.

          La poco equa Italia è esattamente il contrario e gli unici bagliori che si scorgono all’orizzonte sono quelli dei fuochi che la rabbia popolare, prima o poi, appiccherà e non il lucore del “sol dell’avvenire”.

 

 

 

*Chi è Marforio?

E’ la statua che, insieme a quella di Pasquino, dà voce da secoli al malumore di noi romani.

Il “nostro” Marforio, fatto di carne ed ossa, si definisce un “vecchio arnese di redazione che, per quasi dieci lustri, ha dovuto appuntire il calamo come meglio ‘aggradava’ alla proprietà”.

Ormai in pensione ci ha chiesto, quasi fosse desideroso di riscattare così mezzo secolo di compromissione, di metterlo in condizione di esternare, da oggi in poi e senza alcuna censura, le proprie opinioni.

Per nostra natura non potevamo tirarci indietro e non l’abbiamo fatto pur sapendo che “veritas odium parit”; vorrà dire che ci faremo qualche nemico in più.

Il Presidente

 

 

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