La nota di Marforio*

                                     

30.IV.2008

 

 

  

IL WOODY ALLEN “DE NOANTRI”

 

 

         L’amico Guido Campopiano mi aveva pregato di astenermi da qualsiasi annotazione durante il periodo elettorale e ciò per rispettare l’apartiticità dell’AOPECS. A diluvio avvenuto, riprendo la penna e mi libero il gozzo.

         Premetto che non ho mai nascosto la profonda avversione provata nei confronti di Veltroni come uomo e come politico; nessuno, pertanto, si azzardi a definirmi “maramaldo”.

         Sono stato e rimango convinto che chi ha militato nel vecchio PCI e nei camaleontici succedanei (PDS e DS) può pure fare sfoggio di “buona fede” e di “sincerità” ma senza mai praticarle realmente essendo stato istruito a considerare queste due categorie dell’umano comportamento come mero strumento di acquisizione del consenso. La conquista ed il mantenimento del potere è il più intimo credo di quanti hanno praticato il “Bottegone”. A costoro è stato instillato un profondo disprezzo per la morale borghese i cui valori vanno professati, quando necessario, solo per far breccia nelle masse.

Veltroni, convintamene credo, è il miglior prodotto della mitica “Scuola delle Frattocchie”; egli, infatti, è riuscito a lungo a mascherare il cinismo e la divorante ambizione di cui è impastato sotto una maschera di buonismo con cui ha menato per il naso i romani per lunghi anni. Non c’è stato evento drammatico o luttuoso che non l’abbia visto calare dal cielo come un avvoltoio così come non ha mai mancato un’occasione per far parlare di sé i media e ciò mentre l’Amministrazione di Roma era ed è stata da lui delegata ad un gruppo di “liberti” che ha trasformato il Campidoglio nel Palatino nel tardo impero.

L’amministrazione della città, quella ordinaria che è la più necessaria, è stata surrogata da una serie di “eventi” straordinari che hanno fatto di Roma - la capitale della cristianità e la depositaria del maggior giacimento culturale mondiale - un effimero palcoscenico su cui il Woody Allen “de noantri” per lunghi sette anni ha messo in scena la propria autoesaltazione.

Come il comico americano, con cui ha molti tratti somatici in comune, Walter Veltroni ha recitato dando vita a più personaggi che erano e sono tutto ed il contrario di tutto essendo il “ma anche” la chiave di volta della strategia politica del nostro ex Sindaco.

Il melodramma non ha retto; il pubblico resosi conto, d’un tratto, di quanto “sfiatato” fosse il protagonista l’ha sommerso sotto una cascata di fischi e di voti contrari. Finisce così, ne sono certo, la carriera di questo Fregoli della politica e mi duole, sono sincero, che nella caduta egli abbia trascinato con sé Francesco Rutelli il cui futuro politico è oggi incerto.

Mi auguro che Gianni Alemanno che i romani hanno “laureato” Primo Cittadino, riesca a disincrostare l’Amministrazione dai residui veltroniani e dia un concreto segno di discontinuità non accettando le profferte di quanti – correndo more italico in soccorso del vincitore – disinvoltamente gli si propongono come compagni di strada, dimentichi della loro partecipazione alla elaborazione di quel modello Roma che per la nostra città ha rappresentato ed ancora è una autentica iattura.

Si faccia ordine nell’Amministrazione e si torni a perseguire il bene di TUTTI i cittadini, senza fumisterie ideologiche ed iniziative demagogiche e, soprattutto, si ponga sul settennio di Veltroni una lapide recante la rituale incisione: “parce sepulto”.

 

 

 

HOME PAGE