La nota di Marforio*

                                     

08.VII.2010

 

IL BIG BANG PROSSIMO VENTURO

 

Non so quando finirà, ma so per certo che finirà male.

Questa Repubblica nata da un referendum taroccato, retta da una costituzione impossibile perché frutto di un compromesso tra due chimere, la cristiana e la marxista, è ormai rantolante.

Dal 1947 ci separano decenni che non sono tutti da condannare.

Fin quando hanno vissuto uomini imbevuti di un forte spirito liberale e mossi da un’alta concezione dello stato quali, per citarne almeno due o tre, un De Gasperi, un Terracini od un Calamandrei, la repubblica – nata dalla guerra civile – ha trovato in se stessa gli anticorpi in grado di contrastare la lue – cattolica e bolscevica – che le scorreva nelle vene.

Col tempo, morti e sepolti quelli tra i padri costituenti che al di sopra del partito di appartenenza avevano vivo il senso del Bene Comune, il sangue e la carne della giovane repubblica hanno iniziato a corrompersi, a decomporsi, dando origine a quel mostro verminoso che dagli anni ’60 in poi è stata la “partitocrazia”.

E’ da quest’ultima che ci viene quel “regime”, né di destra né di sinistra, espressione di una “casta” bipartisan innervata da una miriade di politicanti che a qualsiasi livelloparlamento, regioni, province, comuni e consigli municipali – hanno ridotto le istituzioni ad un coacervo di comitati d’affari aventi per unico scopo la spartizione, sotto forma di bottino, del denaro pubblico.

Tremonti, il Necker della nostra repubblica, sa bene di non poter porre rimedio al debito pubblico; milleottocentocinquanta miliardi di euro (non riesco nemmeno a pensare a quanti miliardi delle vecchie lire questa cifra possa corrispondere), sono semplicemente impagabili se non a costo di uno scorticamento a sangue del cittadino contribuente.

Francamente non vedo negli italiani molta propensione a morire nella trincea del “risanamento” sotto il tambureggiare di un fuoco fiscale che lasci del tutto indenni, liberi di godere il frutto delle loro malversazioni, quanti negli ultimi cinquant’anni hanno rubato, ripeto rubato, per impinguare se stessi e qualche volta, qualche rara volta, il convento di appartenenza.

A mio avviso, per niente sommesso, sarebbe ora che i Berlusconi, i Bersani, i Casini, i Fini e tutti gli altri personaggi della fosca tragedia che ci si appronta a recitare  in Italia, prendano atto che è giunto il momento di porre la parola fine a questo regime e ricominciare varando alle Camere la nascita di una nuova Costituente in grado di fare punto e a capo.

L’alternativa, se ciò non avvenisse, sarebbe tragica; i regimi, quelli che non trovano il buon senso di darsi un termine, sono da sempre destinati a sparire tra atroci convulsioni.

 

 

 

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