La nota di Marforio*

                                     

29.I.2008

 

 

  

IL COPRIFUOCO AL TEMPO DI VELTRONI E LOBEFARO

 

         Il 4 Giugno ’44 con l’entrata in Roma delle truppe alleate veniva meno il coprifuoco imposto, dalle 21 alle 3, dall’occupante germanico.

         A 64 anni di distanza questa misura – poliziesca e limitatrice della libertà individuale – torna, sotto il nome di ZTL notturna, a stringere in una morsa il Centro cittadino separandolo dal resto della città.

         La Kommandantur aveva dalla sua come ragione l’esigenza di assicurare la calma nelle retrovie del fronte allora attestato ad Anzio e a Nettuno.

         Veltroni e Lobefaro, con Calamante esecutore, impongono ai romani questo odioso provvedimento per un mero quanto cinico calcolo politico. Sono convinti, infatti, che assecondando le richieste ultimative della “consulta dei residenti” possano fare bottino dei voti tra gli abitanti della città storica.

         Sono il primo a riconoscere che in certe zone del Centro la notte sia diventata invivibile. Le cause sono molteplici: l’elevata concentrazione dei locali di somministrazione non tradizionale, l’abusivismo in materia di occupazione di suolo pubblico, il posteggio selvaggio e – soprattutto – una incapacità gestionale da parte dell’Amministrazione comunale e municipale a fronteggiare i problemi che sono connaturati a tutte le metropoli europee qual è Roma.

         Occorre però precisare; i locali “al bicchiere” ove la principale attività è la mescita di bevande alcoliche accompagnata da musica sono stati regolarmente autorizzati dal I° Municipio – Presidente Lobefaro – che, pur in presenza di una normativa molto rigorosa, ha lasciato proliferare senza limiti siffatte attività. Stesso discorso va fatto per le occupazioni di suolo pubblico (periodicamente oggetto di indagini da parte della magistratura per sospetti su illiceità procedurali o peggio). Anche “posteggio selvaggio” a ben vedere è conseguenza dell’imprevidenza di chi avrebbe dovuto porsi il problema e trovare per tempo una soluzione. Né è accettabile il discorso che Roma è città diversa dalle altre capitali europee. Le vie intorno alla Porta do sol a Madrid, i vicoli del Quartiere Latino a Parigi o le viuzze che si dipanano da Piccadilly Circus a Shaftesbury Lane a Londra non sono affatto diverse dalle strade del nostro Centro Storico.

         Nonostante ciò né a Londra o a Parigi o a Madrid qualcuno degli amministratori si è mai sognato di fare divieto agli abitanti dei quartieri residenziali o periferici di entrare la notte nel Centro della propria città. Più semplicemente si è lavorato con preveggenza ed intelligenza per trovare soluzioni che contemperassero la esigenza di tutti i cittadini a vivere, senza discriminazioni, la propria città.

         La ZTL notturna che oggi ci impone il trio Veltroni, Lobefaro, Calamante è figlia dell’indolenza e dell’incapacità a programmare il territorio nell’interesse dell’intera comunità (residenti, cittadini, operatori economici) e della perfida determinazione – una volta arrivata l’emergenza – ad avvalersi della medesima per accreditarsi come paladini dei residenti dai quali ricevere, in una sorta di “do ut des”, il voto.

         Il calcolo cinico di cui sopra si estrinseca nella politica del “divieto” che sta trasformando questa nostra città in un potentato orientale, in cui la vita in ogni manifestazione (lavoro, svago o relazioni sociali) è condizionata o, meglio, sottoposta all’arbitrio del potente di turno.

         Mi chiedo come mai certi organi di informazione che si dicono sensibili ai diritti del cittadino, abbiano fino ad oggi chiuso gli occhi sulla politica di divieto sistematico che sta incidendo profondamente sulla quotidianità dei romani i quali, in termini di mobilità e di fruibilità della città, sono stati divisi in due categorie: i residenti del Centro liberi di muoversi ovunque e i paria degli altri quartieri, di fatto estromessi dalla parte più godibile di questa città alle cui spese di bilancio pur concorrono con le loro imposte.

         Veltroni ha recentemente affermato che la ZTL romana è più giusta di quella milanese varata dalla Moratti perché mentre a Milano entra in centro chi paga, a Roma lo fa solo chi ne ha diritto.

         Ebbene mi interrogo su quale sia la fonte di questo diritto che è riservato a quanti hanno il privilegio di avere un certificato di residenza DOC.

         Veltroni, da bravo giurImperito quale può essere uno che nei propri studi non è andato oltre l’apprendimento della tecnica cinematografica, ha forse riscoperto una qualche sorta di ius loci ormai desueto fin dal Medioevo?

         Né risponde a verità (ahi, genetica doppiezza dei comunisti!) che a Roma non si paghi; ben lo sanno quanti – costretti per il proprio lavoro a recarsi in Centro – si vedono taglieggiati dalla STA con enormi balzelli “una tantum” che sono autentiche quanto odiose tasse.

         E’ questo il concetto di eguaglianza democratica che anima il Segretario del PD? Se così fosse, per questo motivo e per il velleitarismo autoritario di cui ha dato ampia dimostrazione nel corso del suo mandato, ci sarebbe da temere per il mio e  per il nostro futuro qualora WV da Sindaco diventasse Presidente del Consiglio di un’Italia già abbastanza “sgarruppata”.

 

 

 

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