La nota di Marforio*

                                     

18.VII.2013

 

 

IL PUNTO DI ROTTURA

 

 

In un bell’articolo del Corsera di oggi, in Cronaca di Roma, Giovanni Bianconi lancia l’allarme per l’insediamento della criminalità nei locali romani; riporto di seguito  il pezzo che merita di essere letto e meditato.

            Colgo l’occasione per alcune riflessioni non peregrine.

            Le “onorate società” sono ormai – va detto senza “se o ma” – le padrone della quasi totalità della rete dei pubblici esercizi romani.

Mafia e ‘ndrangheta si muovono con una certa circospezione mentre la camorra, fedele ad alcune peculiarità del carattere partenopeo, esibisce ed ostenta le proprie conquiste come trofei.

Come è potuto succedere?

La AOPECS già 20 anni fa metteva in guardia responsabili amministrativi, polizia e politici del pericolo che si profilava senza, peraltro, essere presa sul serio.

Si è, anzi, fatta la fama di visionaria e menagramo alla stregua di Cassandra tra i troiani.

Eppure i sintomi del contagio erano evidenti; ex camerieri proprietari di un localino, in evidenti difficoltà economiche  che all’improvviso – come tramutatisi per miracolo in tanti Charles Forte – passavano dalla canna del gas all’incetta, l’uno dopo l’altro, di prestigiosi locali del centro e della periferia.

Eppure nessuno, che io sappia, tra i tanti virtuosissimi politici succedutisi in Comune e nei Municipi in posti di responsabilità si è mai chiesto da dove venissero i soldi necessari all’acquisto delle aziende che passavano di mano.

Il Console vede e tuttavia costui vive!” la catilinaria ciceroniana a distanza di due millenni è ancora attuale.

A pensar male ed a guardar bene viene il sospetto che “Tavolino selvaggio” – la lotta a quattro tavoli di pochi abusivi sfigati – sia stata soprattutto una gigantesca opera di disinformazione per coprire, sotto una coltre di fitta nebbia, quanto le cosche andavano facendo.

Com’è, infatti, che certi sequestri riguardanti una manciata di tavoli venivano fatti, a volte con l’intervento personale del capoccia politico di turno, mentre occupazioni abusive di centinaia di metri quadrati rimanevano ed ancora rimangono inamovibili?

Va detto che gli strumenti di penetrazione del crimine nel settore non sono stati violenti (che io sappia) bensì basati sull’accorto uso della “seduzione” economica.

Se un’azienda aveva un valore commerciale mettiamo di 500, si presentava l’intermediario – a volte un sensale più spesso un avvocato o un commercialista – che mettevano nel piatto del potenziale cedente il doppio (a volte il triplo) in moneta sonante ed in nero.

Difficile resistere!

Altro sistema, collaudatissimo ed oggi ancora in gran voga, è il seguente: una volta identificata una preda sotto specie di pubblico esercizio da “fagocitare”, si promette al proprietario dei locali (i muri sono raramente di proprietà dei conduttori degli esercizi) la corresponsione di affitti stratosferici e fuori mercato purché – alla scadenza del contratto in corso – venga sfrattato il vecchio esercente con lo specioso motivo della finita locazione. Ovviamente all’esercente, una volta sfrattato, non rimane altra alternativa che cedere, questa volta per un tozzo di pane, l’autorizzazione amministrativa al subentrante ed, oplà, il gioco è fatto.

Chi scrive segue con interesse le mosse del Sindaco Marino e della Presidente del I° Municipio, Sabrina Alfonsi ed è convinto che ambedue siano fermamente intenzionati a porre in atto una reale opera di risanamento.

Li attende un lavoro per niente difficile ma attento e da svolgersi con grande metodo; sarebbe sufficiente infatti esaminare (creando magari un apposito ufficio) i passaggi di proprietà dei pubblici esercizi (bar, ristoranti e alberghi)verificatisi negli ultimi 20 anni e fermare la propria attenzione su quelli acquisiti da un medesimo soggetto o da una pluralità di soggetti tra loro collegati; i dati da verificare sono  presenti negli uffici dell’Amministrazione Comunale ed in Camera di Commercio.

Elementi altrettanto interessanti potrebbero essere desunti – riguardo l’importo degli affitti – dal Pubblico Registro o ricevendo le dichiarazioni di quanti, sfrattati per finita locazione, si sono visti estromessi dalle loro aziende.

Numerose altre ricerche sono possibili e potrebbe aiutare molto la collaborazione delle associazioni di categoria che, a loro volta, dovrebbero essere attente a chi associano.

Da parte nostra – sono certo di rappresentare anche il pensiero del Presidente dell’AOPECS – forniremo la massima collaborazione convinti come siamo che la situazione abbia raggiunto il punto di rottura.

 

 

 

 

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