La nota di Marforio*

                                     

02.VII.2010

 

LA DODICESIMA ORA

 

Con la costituzione dei gruppi parlamentari di FUTURO e LIBERTA’ si incominciano a delineare gli schieramenti al cui scontro seguirà, in un modo o nell’altro, la fine della Repubblica, di questa Repubblica.

Già da settembre la Lega, spalleggiata da un riluttante Berlusconi e da un volenterosissimo Tremonti, spingerà sull’acceleratore per completare il percorso verso il completamento del federalismo.

Sul suo cammino troverà i Finiani che in nome della sacralitàunitaria” e degli interessi, per niente sacri, del Sud cercheranno di temporeggiare e logorare lo schieramento avverso.

Queste schermaglie opereranno nel PD in modo dirompente, ulteriormente acuendo le polemiche e generando microscissioni verso l’uno o l’altro campo.

Bossi, riscontrato il fallimento della via parlamentare al federalismo opterà , questa volta con determinazione, per il rilancio del progetto secessionista e ciò sia per non alienarsi l’elettorato “nordista” già ampiamente frustrato nelle proprie aspettative e sia per sottrarre, con un taglio netto, l’economia del Nord al soffocante nodo gordiano costituito dal debito pubblico “italiano”.

Sarà l’inizio di una “implosione” dello stato che potrà, Dio non voglia, diventare, in alternativa, un’esplosione.

Nel primo caso i nostri politici più avveduti – primo fra tutti il galantuomo del Quirinale – preso atto ormai dell’impossibilità di far sopravvivere l’attuale impalcatura istituzionale, potrebbero decidere di adoperarsi perché si dia vita e voce ad una “costituente” che vari una nuova forma di stato sotto forma di una confederazione a base regionale, retta da una costituzione che postuli i principi propri della civiltà occidentale: La difesa dei diritti fondamentali dell’individuo, il riconoscimento del ruolo dell’impresa e del mercato e un solidarismo non ideologico – di stampo cattocomunista – bensì compatibile con i mezzi finanziari disponibili e, proprio per questo, traducibile in forme di efficace e vera solidarietà.

Se ciò non avvenisse la conseguenza potrebbe essere la dissoluzione sotto forma, come dicevo sopra, di esplosione dell’attuale Repubblica che diventerà terreno di scontro tra la fazione Nordista e Sudista.

Con ciò non voglio profetizzare l’ineluttabilità di una guerra civile in cui gli italiani, non dimentichiamolo, hanno pur dato segno di eccezionale predisposizione e bravura nei secoli passati.

Sarà invece la disobbedienza di tutti verso qualsiasi imposizione, il rifiuto di ogni obbligo, un’anarchia totale che porterà alla paralisi le istituzioni e che potrebbe ineluttabilmente aprire la strada all’Uomo Nuovo incaricato – al solito dalla Provvidenza – di rimettere ordine.

Se tra i tanti protagonisti della nostra scena politica c’è ancora qualcuno in grado di pensare al bene comune e non al proprio “particulare” ebbene è questo il momento – siamo già alla 12ª ora – di agire.

Gli italiani, che incominciano ad avere le scatole piene di Berlusconi rivelatosi un venditore di tappeti, sono disposti a nuovi sacrifici purché finalizzati – in modo chiaro ed inequivoco – ad una svolta che sia al tempo stesso una chiusura definitiva con il passato e – va precisato – anche con il presente.

Presidente Napolitano si ricordi di De Gaulle che, chiamato a salvare la quarta repubblica, ne decretò la fine per avviare alla rinascita, con una nuova costituzione ed una nuova forma di stato, la propria Nazione.

 

 

 

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