La nota di Marforio*

                                     

21.II.2011

 

Non se ne può più!

 

     Allego un articolo de “Il Giornale” che ben evidenzia l’ordinaria follia che ormai governa il Bel Paese.

     La verità è che, a destra come a sinistra, il cittadino è considerato il nuovo “servo della gleba” e le strutture statuali – pubbliche amministrazioni e giustizia – sono finalizzate a mantenere gli italiani in una permanente situazione di sostanziale schiavitù nei confronti dello stato moloch.

     In una condizione del genere gli unici che hanno motivo di festeggiare il 17 marzo prossimo venturo, sono gli appartenenti alla casta partitocratica e quanti, novelli feudatari, valvassori e valvassini, condividono i vantaggi che l’attuale sistema garantisce loro.

     L’assenza di democrazia sostanziale che ci affligge trova origine e terreno di coltura nella vigente costituzione che è frutto – diciamolo una buona volta! – delle due dottrine profondamente illiberali (la cattolica e la marxista) che hanno ispirato la maggioranza dei costituenti del ’47.

     Chi scrive non crede alle resipiscenze liberali del Cavalier Berlusconi, così come non ha mai creduto al buonismo rosée di un Veltroni od al perbenismo intriso di doppiezza togliattiana di un D’Alema.

     Essendo da sempre privo di illusioni sul futuro che questa genia di oligarchi ci riserva ho affermato e riaffermo che – preso atto dell’aborto della cosiddetta seconda repubblica – già da tempo si sarebbe dovuto promuovere una costituente in grado di disegnare una nuova compagine statuale genuinamente liberale e su base confederale.

      Il Cairo, Tunisi, Bengasi e Tripoli sono la riprova che la rabbia dei governati – specie se esasperata da una burocrazia cieca ed intrinsecamente stupida – può esplodere repentinamente con conseguenze imprevedibili.

     Non saranno i tre tavolini di Perugia a smuovere gli italiani ma la consapevolezza, ormai generalizzata, di essere vittime e prede di un sistema sopraffattorio e soffocante che ci sta già facendo urlare: “non se ne può più!”

 

 

 

 

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