La nota di Marforio*

                                     

26.XI.2007

 

 

  

PADRONE DOPO DIO

 

 

Era frequente un tempo nella marina mercantile trovare sulle navi, in plancia, una targa che diceva: «Padrone dopo Dio». Si riferiva ai poteri di cui era investito il comandante, enormi e smisurati, che lo ponevano a bordo solo un gradino sotto il Padreterno.

Non sarei sorpreso se una placca con eguale scritta si trovasse anche nell’ufficio del Sindaco di Roma.

Il fulmine di Veltroni s’è abbattuto su Giovanni Catanzaro colto, almeno a quanto dice il Messaggero, in flagranza di italica furbizia.

Occorre dire, però, che la nave Roma (nulla a che fare con la bella corazzata affondataci nel ’43 dai tedeschi) imbarca un equipaggio che a ragione può essere definito come una indisciplinata e poco efficiente ciurma. La rotta del vascello “comandato” da Veltroni da quasi sette anni viene ogni giorno definita dalla stampa “amica” come ferma, decisa o addirittura eccezionale; poco importa se gli stessi media, in cronaca, elencano tutta una serie di malfunzioni macroscopiche che vanno dalla non cristallina trasparenza amministrativa (appalti lavori pubblici, servizi sociali e forniture di beni), dalla problematica mobilità individuale o collettiva che fa di Roma la più “lenta” città d’Europa, dal degrado di parchi, vie e piazze con il plateatico pieno di buche e lerci per l’incapacità e l’inadeguatezza dell’AMA, dai servizi cimiteriali che invece di garantire l’eterno riposo al caro estinto, gli offrono scarrozzamenti vari con destinazione finale la discarica di Malagrotta, alla lotta feroce, venata di un ideologismo retrò quanto stupido, mossa alle piccole e medie imprese del commercio a cui fa riscontro una per niente nascosta disponibilità a favorire, in ogni campo e con ogni modo, i grandi gruppi economici – privati o cooperativi – con cui è più facile stringere alleanze e accordi fonti di reciproci vantaggi economopolitici.

Insomma il modello Roma, la nave Roma, dopo – ripetiamo – sette anni di comando veltroniano è piena di vie d’acqua, con i motori sfiatati e la “gente” (termine con cui gli equipaggi vengono definiti in marina) che se ne impipa della plancia.

In mare un “comandante” con questo stato di servizio verrebbe immediatamente “sollevato” e mandato a riposo in omaggio al principio che tutto ciò che avviene a bordo è sempre e comunque responsabilità di chi sceglie la rotta e governa la navigazione.

Di questo passo, capro espiatorio dopo capro espiatorio (non vorrei essere profeta di malaugurio ma temo per il collo di Gaetano Rizzo, assessore al commercio) Veltroni sarà costretto a fare un’ecatombe per non rendere manifesta la propria incapacità sia come Sindaco che come “comandante” della nave ROMA ma soprattutto e Dio non voglia del vascello ITALIA.

 

 

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