La nota di Marforio*

                                     

27.V.2011

 

TANTO PEGGIO, TANTO MEGLIO!

 

Il Primo Ministro australiano recentemente ha scritto:

 

 GLI IMMIGRATI NON AUSTRALIANI DEVONO ADATTARSI!

   Prendere o lasciare, sono stanco che questa nazione debba preoccuparsi di sapere se offendiamo alcuni individui o la loro cultura. La nostra cultura si è sviluppata attraverso lotte, vittorie, conquiste portate avanti da milioni di uomini e donne che hanno ricercato la libertà.

   La nostra lingua ufficiale è l’INGLESE, non lo spagnolo, il libanese, l’arabo, il cinese, il giapponese o qualsiasi altra lingua. Di conseguenza, se desiderate far parte della nostra società, imparatene la lingua!

   La maggior parte degli Australiani crede in Dio. Non si tratta di obbligo di cristianesimo, d’influenza della destra o di pressione politica, ma è un fatto, perché degli uomini e delle donne hanno fondato questa nazione su dei principi cristiani e questo è ufficialmente insegnato. E’ quindi appropriato che questo si veda sui muri delle nostre scuole. Se Dio vi offende, vi suggerisco allora di prendere in considerazione un’altra parte del mondo come vostro paese di accoglienza, perché Dio fa parte della nostra cultura. Noi accetteremo le vostre credenze senza fare domande. Tutto ciò che vi domandiamo è di accettare le nostre, e di vivere in armonia pacificamente con noi.

   Questo è il NOSTRO PAESE, LA NOSTRA TERRA e il NOSTRO STILE DI VITA. E vi offriamo la possibilità di approfittare di tutto questo. Ma se non fate altro che lamentarvi, prendervela con la nostra bandiera, il nostro impegno, le nostre credenze cristiane o il nostro stile di vita, allora vi incoraggio fortemente ad approfittare di un’altra grande libertà: IL DIRITTO DI ANDARVENE. Se non siete felici qui, allora PARTITE.

   Non vi abbiamo forzati a venire qui, siete voi che avete chiesto di essere qui. Allora rispettate il paese che VI ha accettati.

 

Sono queste le parole che gli italiani (e penso la maggioranza degli europei) vorrebbero ascoltare da chi li governa.

Ho la certezza, inoltre, che gli indigeni del Bel Paese, lungi dall’essere dei tremebondi moderati, stiano aspettando con ansia un qualsiasi qualcuno, che, dotato dei necessari attributi, dica al colto ed all’inclita che l’attuale sistema è agli sgoccioli e non regge più.

Il qualcuno di cui sopra dovrebbe, fuori dai denti, puntualizzare che la fanghiglia verminosa che ci sommerge ormai fino al mento, è l’amaro frutto della attuale Costituzione, generatrice e nutrice a sua volta del regime partitocratico che dal 1948 ad oggi ha infettato e corrotto sia l’attività del Governo che dell’Amministrazione dello stato a qualsiasi livello.

Sempre il qualsiasi qualcuno, sol che volesse mobilitare le italiche masse, dovrebbe a chiare lettere denunziare gli inganni – finto federalismo, fisco divoratore dei patrimoni dei contribuenti, riforme gattopardesche e chi più ne ha più ne metta – che la casta, senza distinzione alcuna tra politici di destra, di centro (che cos’è?) e di sinistra, sta tentando di propinarci.

Il “nuovo” qualcuno – sempreché la Provvidenza si degni di inviarcene uno – dovrebbe porre alla base del suo movimento la palingenesi dell’attuale sclerotica Repubblica in una nuova compagine statuale costituita da una Confederazione a base regionale retta da una Carta interamente riscritta.

Quest’ultima dovrebbe, liquidata ogni forma di compromesso cattocomunista, ispirarsi a principi autenticamente liberali quali il riconoscimento dei diritti individuali (ripeto individuali e non della persona genericamente intesa), la tutela della proprietà, un fisco ed un sistema di solidarietà assistenziale realmente compatibili e funzionali allo sviluppo di una società che voglia riscoprire i motori (iniziativa privata, capacità di risparmio e leggi del mercato) che da sempre hanno propulso le società dell’occidente evoluto e ricco.

Dagli attuali politici, da Berlusconi a Casini a Bossi a Fini ed a Bersani (per tacere di D’Alema e Veltroni), tutti convinti che l’imperativo categorico sia “durare”, non verrà mai alcun serio tentativo di riforma; da qui l’auspicabilità di un fatto nuovo e scioccante che ponga in crisi l’attuale sistema.

Forse la scossa scaturirà dall’ingrandirsi e dal generalizzarsi della resistenza popolare ad un’azione del fisco che si annuncia – con il ritorno al “solve et repete” – ancora più invasiva e distruttiva dei patrimoni privati rispetto all’attuale.

O forse l’evento traumatico sarà lo scontro, ormai inevitabile, tra le due caste più potenti e prepotenti dell’attuale Stato: i politici ed i magistrati.

Quasi certamente, comunque, l’ordigno che deflagrerà mandando all’aria i Palazzi di regime, sarà il debito pubblico la cui insostenibilità – nonostante le scapinesche furbizie di Tremonti – è ormai patente e che, quanto prima, costituirà per la speculazione internazionale una ghiotta occasione di manovra.

Ed a nulla varrà l’azione – che non oso definire patetica – di chi, memore e nostalgico di tempi ormai remoti, si affanna con l’autorità che gli viene dall’età, anche se offuscata da incancellabili comportamenti passati, a voler “santificare” un periodo storico – la prima repubblica – al fine di riproporlo ancora una volta agli italiani.

Possibile che un popolo di 60 milioni non sia in grado di partorire un demiurgo? Possibile che la mortifera pozione rappresentata dalla partitocrazia sia destinata ad avvelenare ancora per lunghi anni a venire l’Italia ed a condizionare l’avvenire dei suoi figli?

Già sento il controcanto di quelli che definiranno queste righe come il “delirio fascistoide” di un irresponsabile; ebbene lo confesso sono di quelli ormai convinti che sia il momento di dire: TANTO PEGGIO, TANTO MEGLIO!

 

 

 

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