ROMA: Diagnosi e Prognosi

per una malata allo stadio terminale

 

Roma, di anno in anno, nell’ultimo settennio ha raggiunto – come complesso urbano e come sistema economico – livelli astrali di malfunzionamento. Tale situazione ha origini lontane nel tempo ma è innegabile che la passata amministrazione di sinistra, necessitata ad effettuare scelte legate alla propria ideologia, non ha potuto porvi rimedio e che, viceversa, ha accelerato il moto degenerativo in atto cronicizzando una patologia che poteva e può essere guarita solo con massicce dosi di liberismo, unica medicina che consenta il dispiegarsi di iniziative innovative e coraggiose in un contesto di  competenza e professionalità e nel rispetto delle regole del mercato.

Rutelli, operando come una sorta di Re Mida alla rovescia, ha incancrenito ogni problema cittadino con l’imporre soluzioni caratterizzate quasi sempre da approssimazione e nulla professionalità o, peggio ancora, da una forte prevalenza di interessi particolari vuoi politici (Ds, Lega Ambiente e Verdi) vuoi Lobbistici (Ferrovie dello Stato, Palazzinari/Editori, Automobilari ed altri appartenenti agli strati più parassitari del “generone”).

Nell’imminenza di una tornata elettorale amministrativa che sarà decisiva per il futuro di Roma, riteniamo nostro dovere non solo denunciare i mali che affliggono la città ma anche indicare le cose che, a nostro avviso, chi aspira ad amministrare dovrebbe impegnarsi a fare.

Siamo convinti che i settori necessitanti di un intervento radicale quanto immediato siano:

-         la Macchina Amministrativa

-         la Mobilità

-         la Cultura ed il Turismo.

 

 

La Macchina Amministrativa

 

30.000 e più dipendenti costituiscono il non piccolo organico di una amministrazione che da strumento di buon governo quale dovrebbe essere si è ormai mutata in un mostro burocratico teso a frenare ogni innovazione.

Prevale tra i dipendenti comunali una mentalità da “governatorato” per cui i cittadini, considerati sudditi, vengono trattati con una arroganza che ricorda quella dei funzionari coloniali del tempo andato.

Non stiamo esagerando!

Chiunque abbia avuto a che fare con uno sportello comunale se n’è ritratto offeso ed esasperato.

Sempre più frequenti sono gli episodi di malcostume (leggasi corruzione o concussione) che scorrono via, purtroppo, nell’indifferenza generale.

L’applicazione delle leggi e dei regolamenti è incerta e problematica rispondendo essa al solo criterio che… “per un amico si fa tutto”.

Tale stato di cose lascia libero il campo alle incursioni delle clientele politiche e dei  maneggioni di professione per cui, anche per la più elementare delle incombenze amministrative, il romano è spinto a cercarsi un padrino di partito oppure un “consulente” che – pecunia doloris – gli faccia superare gli impacci burocratici.

Quali i rimedi?

Innanzi tutto creare organi e procedure di controllo; per quanto possa apparire incredibile il Comune di Roma NON ha, ad oggi, un Servizio Ispettivo!

Altro valido rimedio sarà l’Automazione di ogni procedimento amministrativo; solo così si potrà limitare ai casi realmente necessari la discrezionalità di cui, ad ogni livello, oggi si abusa.

Automatizzato dovrà essere, pure, lo Sportello Unico per il rilascio delle autorizzazioni amministrative, dalla legge previsto e che il Comune si è ben guardato, fino ad ora, dal realizzare.

Ci sentiamo, inoltre, di caldeggiare la rotazione del personale tutto, specie i Vigili Urbani, al fine di vanificare frequentazioni e consuetudini troppo personali invalse nel tempo.

Ultima, ma non per importanza, viene la reintroduzione di criteri premianti il merito al fine di rimuovere da posti di responsabilità quanti oggi li occupano solamente in virtù della tessera di partito che hanno in tasca.

  

La Mobilità

 

E’ il punto più dolente della vita cittadina ed è quello che differenzia, in peggio, Roma dalle altre capitali che NON conoscono limitazioni al traffico privato.

Gli inconfessabili, reali motivi all’origine della ghettizzazione del Centro Storico sono indicati nello scritto sotto riportato:

LE MANI SULLA CITTÁ

La storia che ci accingiamo a narrarvi inizia nel 1984, un anno prima della fine della giunta rossa guidata dal Sindaco Vetere.

Il Muro non era crollato ed i Comunisti si chiamavano ancora così.

Alcuni di loro, i più duri e puri, cominciarono a chiedersi come incidere nel tessuto economico della Capitale che appariva di difficile irregimentazione perché facente capo ad una miriade di imprenditori usi più a pensare liberamente che a credere ed obbedire al verbo marxileninista.

Poiché non si potevano chiudere d’imperio le aziende, si pensò di soffocarle privandole del flusso di ossigeno che la libera circolazione dei cittadini e clienti rappresentava per esse.

C’era da superare l’ostacolo non piccolo costituito dall’art. 16 della Costituzione che così recita:

Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salve le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o sicurezza. Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche.

Ogni cittadino è libero di uscire dal territorio della Repubblica e di rientrarvi, salvi gli obblighi di legge.

In un battibaleno fu trovata un’Associazione, sedicente ambientalista, che si prestò a scatenare una campagna terroristica gridando ai quattro venti che i poveri abitanti del Centro, specie i pargoli, stavano per cadere preda, causa l’inquinamento da traffico privato, di una impressionante serie di malanni andanti dall’asma alla tubercolosi senza escludere il carcinoma polmonare.

Qualche Pretore d’Assalto, figura tipica di quegli anni e progenitore dei magistrati di Tangentopoli, incominciò a mandare avvisi di garanzia a destra e a manca contribuendo così a costruire il mito di un’incombente emergenza sanitaria.

Il gioco era fatto! Scattava la motivazione della difesa della salute pubblica e sulla previsione costituzionale della libertà di circolazione dei cittadini ci si poteva fare una croce.

Nell’87 la Sindacatura Signorello, per uno di quegli scambi di favore con l’Opposizione in cui i Democristiani eccellevano, varò la chiusura del Centro Storico con l’adozione della famigerata Fascia Blu.

Passarono gli anni e nel ‘93, tornati al potere i Comunisti - questa volta mimetizzati dietro un guazzabuglio di sigle (Cosa Due, PDS, DS) - trovata già pronta la FASCIA, iniziarono a stringerla attorno al collo delle aziende cittadine.

Il resto è cronaca di oggi!

Il Piano Traffico è un’ulteriore tappa sulla strada della limitazione di accesso al mercato delle piccole e medie aziende. Ci sono uomini in questa giunta che, coerenti con le idee assorbite in gioventù nelle loro frequentazioni di cellule di partito e di parrocchie di borgata, sono sinceramente convinti che impedire la libera iniziativa economica – fonte di profitto per l’odiosa ed odiata borghesia – sia atto meritorio sia sotto l’aspetto ideologico che religioso.

Sono gli stessi che stanno stendendo le loro mani sulla città trovando complicità, come sempre, nei grandi gruppi economici che, quando sentono parlare di limitazione alla concorrenza, entrano in fregola.

Roma è una città cavia!

La sinistra sta tentando e sperimentando nell’Urbe un modello economico che, in assenza di reazione delle forze liberali e liberiste, porterà alla collettivizzazione, di fatto, dell’economia cittadina prima e di quella nazionale poi.

SVEGLIAMOCI!

Non contento TOCCI, nell’Agosto 2000, ha voluto una delibera di giunta i cui contenuti, per certi aspetti folli, ci hanno spinto a formulare la denuncia di seguito riprodotta:

LO SCOOP COL SILENZIATORE

Su Repubblica del 29 Settembre, in cronaca di Roma, Romana Liuzzo – con l’aria di anticipare una notizia bomba – annuncia che i commercianti del Centro Storico il prossimo 28 ottobre (a proposito, non è la ricorrenza della Marcia su Roma?) spegneranno le luci dei propri negozi per protestare contro la delibera della Giunta Comunale N° 856 del 1 agosto 2000, che prevede una serie di restrizioni pesantissime quanto inattuabili a seguito dell’entrata in vigore dei varchi elettronici.

La cronista del quotidiano che in questi anni, in sincronia all’altro confratello romano di via del Tritone, ha potentemente contribuito a creare  il mito Rutelli con continui osanna e peana, si guarda bene – dopo essersi dilungata per due colonne sulle soste e gli orari previsti per il carico e lo scarico merci – dal dare la vera notizia bomba: la delibera 856 vieta, a far tempo dal 1 gennaio 2002 IL TRASPORTO, ALL’INTERNO DEL CENTRO STORICO, DELLE MERCI IN CONTO PROPRIO.

In parole povere i commercianti NON potranno più rifornire con propri mezzi i loro locali, né potranno farlo i fornitori; bisognerà fare ricorso a trasportatori autorizzati, magari cooperative rosse, che cureranno la consegna delle merci COLLETTIVAMENTE.

La cosa, di per sé cosmicamente assurda ed economicamente irrealizzabile, è la naturale conseguenza dell’azione fin qui svolta dal Sindaco RUTELLI e dal suo Vice TOCCI, accanitisi – fin dal loro primo insediamento – contro gli operatori economici del CENTRO ormai ridotto, dopo un settennato di sovietizzazione, alla stregua di una riserva indiana.

Tutto ciò nel silenzio delle Associazioni di Categoria e, peggio ancora, con il disinteresse di una opposizione politica incapace di levare la propria voce in difesa di cittadini di cui pur vorrebbe arrogarsi la rappresentanza.

Roma ha già avuto a che fare con pazzi veri! Dopo Caligola, Nerone, Commodo riusciremo a sopravvivere anche a chi, fingendosi pazzo, sta ponendo in essere – per motivi ideologici ed interessi di parte – un’autentica opera di pulizia etnica nei confronti di chi al Centro Storico vorrebbe esercitare il proprio elementare diritto di lavorare liberamente.

Rivolgiamo un accorato appello a tutte le forze politiche che si dicono portatrici dei valori di libertà, compresa quella di impresa, e agli organi di stampa in grado di fare giornalismo d’inchiesta affinché appurino e svelino i retroscena di vicende quali la  STA E  IL PIANO TRAFFICO, L’ESTATE ROMANA, IL PIANO PULLMAN, LA SOPPRESSIONE DI COMMISSIONI DI CONTROLLO, LE DONAZIONI AD ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTICHE, I CONCORSI IRREGOLARI E TANTO ALTRO ANCORA,  che hanno caratterizzato e scandito il settennato di Rutelli in salsa DIESSINA.

Fermare oggi il Sindaco di Roma ed il suo sodale TOCCI, servirà ad evitare domani all’Italia l’esperienza devastante e traumatica che la Capitale ha dovuto subire per più di un lustro.

I Romani si aspettano dal Polo la “liberazione” del Centro Storico!

Albertini e Guazzaloca, appena eletti, hanno riaperto il cuore di Milano e Bologna al traffico privato.

Ciò non sarà, ce ne rendiamo conto, immediatamente possibile a Roma; bisognerà seguire con gradualità delle fasi che potrebbero essere:

1)        Subito: reintroduzione degli orari di divieto d’accesso in vigore fino al ’95; vale a dire 6.30-11.30 e 15-18 ripristinando così la “finestra” di metà giornata che TOCCI, mettendosi contro tutti gli operatori economici, soppresse nel Dicembre di sei anni fa.

2)        Entro sei mesi: adozione del piano “Arcipelago verde” altrimenti noto come “Macchie di Leopardo”. Esso prevede il libero accesso al Centro lungo 4 o 5 direttrici e la pedonalizzazione di tutte le piazze storiche.

Le prime due fasi, per essere attuate  senza conseguenze spiacevoli, richiederanno una gestione “ferrea” dei divieti di sosta. I parcheggi blu dovranno essere sottratti alla STA (accogliendo, magari, i rilievi formulati dalla Corte dei Conti) ed affidati a particolari “Guardie del Traffico” (come a Parigi e Londra) che, munite di motorino, e movendosi in continuazione sorveglino “realmente” il giusto utilizzo delle aree di parcheggio a pagamento.

3)        Medio termine (5/7 anni): realizzazione della metropolitana circolare centrale ed incremento della preesistente rete.

Solo così Roma potrà restituire ai propri cittadini ed ai turisti la libertà di movimento che è cosa normale in ogni altra città europea.

  

Cultura e Turismo

 

Londra con 62 milioni di presenze annue e Parigi con 48 guidano la classifica delle capitali turistiche europee.

Roma non totalizza più di 8 milioni l’anno di visitatori il che, per essere il Turismo la principale risorsa cittadina, è veramente ben misera cosa.

Sono anni che la città non viene più promozionata.

L’ondata turistica degli anni ’50 e ’60 trasse origine dalla cinematografia (Quo vadis? Vacanze Romane, Poveri ma belli, La Dolce Vita) che, facendo leva sul passato storico o sul folklore di una certa Roma purtroppo ed ormai sparita, “convinse” letteralmente intere generazioni di stranieri a visitare l’Urbe. Il recente film “Il Gladiatore” sta avendo un effetto analogo per cui qualsivoglia studio di mercato teso a rilanciare il “prodotto” Roma non può prescindere dal valutare i mezzi necessari ad esaltare e valorizzare una offerta le cui peculiarità caratterizzanti sono:

a)           la storia dell’Urbs, capitale dell’Impero ed Alma Mater, dispensatrice di civiltà  all’intero mondo;

b)          la valorizzazione dei siti archeologici (Fori, Terme, Ostia Antica ecc.);

c)           l’esibizione museale dei beni culturali (Civiltà Romana, Storia rinascimentale, Arte Contemporanea).

Lasciamo da parte la “cattolicità” essendo questa l’unica “leva” che muove il turismo odierno e che, per la propria intrinseca natura, vede  beneficiario reale dei flussi di visitatori il Vaticano e che relega la città ad una funzione di mera fornitura di servizi logistici (alloggi e trasporti).

In questa nostra affermazione non vuole esserci nulla di polemico! Riteniamo, però, che se ci si propone di portare l’attuale permanenza media dei turisti da 2,1 giorni ad almeno 4, è necessario affiancare al turismo “confessionale” quello “culturale” che a Roma non può avere diversa origine e motivazione che la riscoperta della latinità e della sua passata grandezza.

Cosa fare?

Reinventiamoci il “Natale di Roma” e trasformiamo il 21 Aprile in una grande coreografia che, trasmessa ogni anno in mondovisione, sia un ricorrente memento della Città Eterna a quanti desiderino visitare luoghi che, per storia e per testimonianze archeologiche, sono unici al mondo.

Ci si potrebbe ispirare ai “ludi saeculares” del 17 a.C. e ricreare la cerimonia, in Foro o sul Palatino, dei ventisette fanciulli e fanciulle che, dopo una lunga processione, intonano il “Carmen saeculare”. Crediamo che un regista come Zeffirelli presterebbe volentieri e gratuitamente la propria opera per dirigere un siffatto evento.

Andrebbe, inoltre, promossa la collaborazione di Cinecittà (ciò che ne resta) con le “Majors” americane per la produzione di Colossal storici da girare a Roma. Ciò ridarebbe, oltretutto, fiato ad una asfittica industria cinematografica che dalle elargizioni clientelari della sinistra al potere ha tratto fino ad oggi l’ossigeno necessario a tenerla in vita.

 

L’Estate Romana

 

Perché non farla diventare l’altro motivo di richiamo del turismo internazionale a Roma? Occorrerà rilanciare la lirica a Caracalla o, se i Beni Culturali continueranno nel loro divieto, in altro sito da reperire purché altrettanto prestigioso.

Santa Cecilia dovrà tornare con i concerti a nobilitare le notti romane (perché non sul Palatino?) e “Suoni e Luci” a ricreare nei Fori magici e fantasmagorici effetti.

Sarà necessario, comunque, cancellare dell’estate romana di Borgna, persino il ricordo.

Quest’assessore, che pure passa per uomo di buona cultura, è stato artefice di un profluvio di manifestazioni a metà tra la saga della salsiccia e le feste tribali afroamericane che hanno trasformato i più bei luoghi di Roma nel regno dei COATTI.

La concezione propria della Sinistra che la cultura debba essere l’occasione per distribuire “Panem et circenses” al popolo bue, va completamente sconfessata. Roma deve tornare ad essere la Capitale della nazione il cui nome, ITALIA,  è stato da sempre sinonimo di arte, sapere e civiltà.

 

HOME PAGE